L’Olanda ha vietato le terapie di conversione

I Paesi Bassi hanno approvato in via definitiva il divieto delle cosiddette "terapie di conversione". Il Senato olandese ha ratificato la legge con 57 voti favorevoli e 15 contrari, stabilendo che qualunque tentativo di modificare o reprimere l'orientamento sessuale o l'identità di genere di una persona è un reato punibile dalla legge. La nuova normativa estende le tutele già esistenti, che bloccavano trattamenti medici come farmaci o elettroshock, anche alla consulenza psicologica e ai tentativi di indottrinamento. Il divieto si applica ai minori e agli adulti in condizioni di vulnerabilità, prevedendo sanzioni severe che includono multe fino a 27.500 euro, pene detentive fino a due anni e, per i professionisti sanitari coinvolti, la revoca della licenza medica o psicologica. Sarà inoltre vietato pubblicizzare o offrire tali pratiche nel Paese.
Mentre i partiti promotori e le associazioni per i diritti LGBTQIA+ celebrano una svolta storica che mette fine a pratiche ritenute dall'ONU responsabili di traumi permanenti, depressione e istinti suicidi, l'opposizione di destra olandese ha espresso forti preoccupazioni. Le forze conservatrici locali hanno infatti votato contro il testo, parlando di possibili violazioni della libertà religiosa e di restrizioni eccessive per medici e genitori.
Se l'Olanda si aggiunge ai nove Stati europei che hanno già bandito queste pratiche (tra cui Francia, Germania, Spagna, Grecia e Malta), a livello comunitario lo scenario è molto diverso, poiché la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen ha respinto l'Iniziativa dei cittadini europei che chiedeva un divieto uniforme in tutta l'Unione, lasciando la competenza legislativa ai singoli Stati membri. In Italia, infatti, non esiste ancora alcuna legge che proibisca queste terapie.
Questo stallo riflette una profonda spaccatura politica all'interno delle istituzioni europee, dove il centrodestra e la destra sovranista hanno fatto muro contro i divieti generalizzati. In prima linea in questa opposizione si sono schierati i partiti della maggioranza di governo italiana, Lega e Fratelli d'Italia, insieme all'europarlamentare Roberto Vannacci. La posizione contraria della destra italiana si fonda sulla difesa della sovranità nazionale rispetto alle decisioni di Bruxelles su temi etici, ma anche sulla tutela delle libertà fondamentali di espressione, di culto e del diritto dei genitori a educare i figli secondo i propri valori. A questo si aggiunge un netto rifiuto ideologico verso le cosiddette teorie di genere, sostenendo che un divieto totale finirebbe per assecondare i percorsi di transizione dei minori anziché tutelare l'approccio biologico tradizionale.
Il freno ai diritti civili non arriva però solo dall'Europa, ma attraversa anche l'Atlantico. Negli Stati Uniti, la Corte Suprema ha recentemente annullato un divieto statale che proibiva le terapie riparative. La decisione dei giudici supremi americani rappresenta un precedente pesantissimo perché stabilisce che i divieti contro le pratiche di conversione violano il Primo Emendamento sulla libertà di parola dei terapeuti, riaprendo legalmente la porta a trattamenti che la comunità scientifica internazionale continua a definire come veri e propri abusi psicologici e fisici.