L’ossessione omofoba cerca un palcoscenico: i manifesti contro il Roma Pride e la misera caccia alla visibilità


Appare patetico il modo in cui l’estremismo omofobo cerca disperatamente di esistere agli occhi del mondo. L'ultimo episodio, in ordine di tempo, è il blitz notturno del gruppo ultra-cattolico e reazionario Militia Christi, che all'alba ha tappezzato il percorso del Roma Pride (a partire da Piazza della Repubblica) con manifesti intrisi del solito, logoro fanatismo medievale.
​"La vostra Repubblica è quella di Sodoma e Gomorra, la nostra Quella della FAMIGLIA NATURALE!", recita lo slogan. Un concentrato di retorica polverosa che definisce la parata per i diritti civili una "sguaiata kermesse" e una "deriva antiumana".

Tuttavia, l'aspetto più grottesco di questa vicenda non sta tanto nelle parole deliranti del manifesto, quanto nella strategia comunicativa utilizzata dagli autori.
​Per esistere, l'odio ha bisogno di riflettersi negli occhi di chi combatte. ​Il gruppo omofobo ha premurosamente inviato le foto dei manifesti e il comunicato stampa direttamente a Gayburg. ​Il motivo? Semplice, quasi matematico: la ricerca disperata di visibilità.
Consapevoli del proprio isolamento culturale e di un consenso ridotto ai minimi termini, questi gruppi sanno perfettamente che i loro canali ufficiali parlano a una nicchia. Per far girare il proprio brand del pregiudizio, hanno bisogno che i media della comunità LGBT+ ne parlino, anche solo per indignazione. Mandare il comunicato a Gayburg è l'equivalente mediatico di un bambino che fa i capricci per farsi guardare dai grandi: un tentativo di elemosinare attenzione e click sciacallando sulle battaglie altrui.

​Il comunicato di Militia Christi, inoltre, tenta un bizzarro equilibrismo politico pur di agganciarsi al dibattito contemporaneo. Per giustificare la propria fobia del mondo arcobaleno, il gruppo inserisce nel testo riferimenti geopolitici forzati, citando la delegazione LGBT sionista, i crimini in Libano e il genocidio a Gaza.
​Un benaltrismo da tastiera che fa quasi sorridere: un'organizzazione di estrema destra, tradizionalista e integralista, che improvvisamente si traveste da paladina dei diritti dei popoli oppressi nel Medio Oriente solo per dare addosso al Pride di Roma. Il tentativo di mescolare la Bibbia, la geopolitica e l'omofobia produce un minestrone ideologico confuso, il cui unico filo conduttore resta l'ossessione per i corpi e l'amore altrui.



​Mentre il comunicato si lancia in un elogio della "famiglia naturale" come «insostituibile cellula fondamentale per una Res-Publica moralmente sana», la realtà dei fatti dimostra il contrario. La società va avanti, i Pride riempiono le piazze con milioni di persone, famiglie diverse, allegria e rivendicazioni sacrosante.

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