«Malati di mente e pedofili»: il fango social del pastore Carollo contro la comunità LGBTQIA+

Quando la propaganda ideologica supera il confine della decenza, la cronaca e il dibattito pubblico si trasformano in un'arena di fango. Ne sa qualcosa il pastore evangelico Luigi Carollo, che nelle ultime ore è riuscito nell’impresa di condensare nei suoi post social una quantità allarmante di diffamazione, omofobia e palese doppiopesismo.
Guardando i contenuti diffusi sui suoi canali, emerge un disegno chiaro: attaccare la comunità LGBTQIA+ e chi ne racconta le rivendicazioni, utilizzando la diffamazione diretta e la strumentalizzazione dei fatti di cronaca più atroci.

L'accusa infamante: se il Pride per i minori diventa "pedofilia"
Nel primo post, Carollo condivide un articolo di Gayburg datato 17 giugno 2026. La sua reazione non si limita a un dissenso, ma scade immediatamente nell'insulto: «Non si può fare un pride per minori, siete arrivati veramente alla pedofilia autorizzata».
Accusare un blog o gli organizzatori di un evento di spianare la strada alla "pedofilia" è un'operazione retorica tanto vecchia quanto ignobile. Associare l'identità di genere, l'orientamento sessuale e l'educazione all'affettività dei più giovani al reato più aberrante possibile non è critica: è diffamazione pura e semplice. Un tentativo maldestro di disumanizzare l'avversario per renderlo indifendibile agli occhi del proprio elettorato o della propria congregazione.

La strumentalizzazione del dolore e lo stigma della "malattia mentale"
Il secondo post tocca vette di sciacallaggio ancora più profonde. Carollo riprende un drammatico caso di cronaca internazionale documentato dal The Guardian e rilanciato da un portale omofobo: l'orribile omicidio di un neonato commesso da una coppia di uomini nel Regno Unito.
Davanti a una tragedia umana indescrivibile, che merita solo giustizia e rispetto per la vittima, il pastore non vede un crimine commesso da due mostri, ma un'opportunità politica. Il suo commento è lapidario: «...purtroppo questo è un pericolo che potrebbe ricorrere affidare i bambini a chi detiene problemi di salute mentale», associando esplicitamente l'essere gay a una patologia psichiatrica e a una intrinseca pericolosità per i minori.
Oltre a ignorare decenni di consenso scientifico e psichiatrico internazionale che hanno derubricato l'omosessualità dalle malattie mentali, Carollo compie una generalizzazione criminale. Se un crimine commesso da due persone omosessuali definisce l'intera categoria, allora quale sarebbe la logica da applicare a tutte le altre categorie sociali, preti pedofili inclusi?
La rete dei sostenitori: falsificazioni storiche e "cuoricini" allineati
L'attività social di Carollo non si consuma in un vuoto pneumatico, ma attira e amplifica una precisa rete di sostenitori che si muovono sullo stesso binario di disinformazione e fango.
Tra i commenti spicca quello di Andrea Vani, giocatore di basket della Polisportiva Lazio 1932.

Nel tentativo di correre in soccorso del pastore modenese e puntellare la tesi secondo cui le persone omosessuali sarebbero vicine alla pedofilia, Vani rispolvera un classico e logoro espediente retorico della propaganda anti-LGBT: «be' molti personaggi LGBT tipo Mario Mieli hanno dichiarato che la pedofilia sia un orientamento sessuale...». Siamo davanti a una palese attribuzione di false dichiarazioni e a una totale mistificazione del pensiero di Mario Mieli, i cui testi vengono sistematicamente decontestualizzati e manipolati dai detrattori per lanciare accuse infamanti contro l'intero movimento contemporaneo.
Ma la complicità ideologica si misura anche attraverso i dettagli tecnici delle piattaforme social. Mentre da un lato si sfruttano le falsificazioni storiche, dall'altro il pastore non esita a distribuire reazioni di approvazione — i "cuori" di Facebook — a commenti ancora più espliciti e violenti.


Leggiamo l'intervento di un'utente, che scrive testualmente: «poi quando dicono che sono malati si offendono..». Una sferzata di omofobia ordinaria che liquida l'orientamento sessuale come una patologia. E Luigi Carollo ha apposto il suo "cuore" (la reazione "Love") proprio a questo commento. Un modo per confermare e rivendicare, senza esporsi in prima persona nel testo scritto, la matrice profondamente discriminatoria e pseudoscientifica della propria posizione, avallando gli insulti dei suoi follower.
Il silenzio assordante sulla "casa propria"
Ed è qui che casca l'impalcatura morale del pastore. Se per Carollo la responsabilità penale e morale è collettiva quando si parla di persone omosessuali, perché lo stesso metro non viene applicato al suo mondo?
La cronaca, purtroppo, è piena di casi di pastori evangelici e ministri di culto arrestati, processati e condannati in tutto il mondo per abusi sessuali, spesso proprio ai danni di minori e all'interno delle proprie comunità o famiglie. Di fronte a quegli orrori, la retorica dei moralizzatori alla Carollo cambia improvvisamente spartito: si parla di "mele marce", di "responsabilità del singolo", di "smarrimento spirituale individuale". Il silenzio diventa assordante. Nessuno si sognerebbe mai di dire che *tutti* i pastori evangelici sono abusatori o affetti da problemi mentali, perché la generalizzazione è il linguaggio dell'ignoranza.
Tuttavia, Carollo non applica questa decenza elementare agli altri. Usa i drammi per alimentare lo stigma e le fake news per colpire chi non la pensa come lui.
Il diritto di critica e la libertà religiosa sono capisaldi democratici, ma non possono diventare lo scudo dietro cui nascondere la diffamazione e l'incitamento all'odio. Risponderemo sempre colpo su colpo a queste mistificazioni, non solo per difendere il nostro lavoro di difesa dei diritti civili, ma per ricordare che la dignità umana e la verità della cronaca non possono essere calpestate dalla propaganda di nessuno. Nemmeno da chi si fa scudo con una presunta fede.