Nel 2025 è cresciuto il numero di stati che criminalizzano l'omosessualità


I dati ILGA per il 2025 segnano che, per la prima volta dal 2017, è aumentato il numero di Stati che criminalizzano le relazioni consensuali tra persone dello stesso sesso. La federazione mondiale monitora oltre 2.300 organizzazioni e mantiene un database pubblico: dai dati emerge che siano ora ben 65 i Paesi che prevedono leggi punitive. Un incremento che sarebbe dovuto anche a recenti cambiamenti legislativi in Burkina Faso e alla revoca della depenalizzazione a Trinidad e Tobago.
Il rapporto mette in luce anche scenari più gravi: in sette Stati membri delle Nazioni Unite le pene previste arrivano alla pena di morte, mentre in altri cinque la situazione resta giuridicamente incerta. Restrizioni alla libertà di espressione rivolte alle persone LGBTQIA+ sono presenti in almeno 63 Paesi, e in 61 Stati esistono ostacoli legali che limitano l’operato di organizzazioni e attivisti.

Geograficamente, più della metà dei Paesi che criminalizzano l’omosessualità si trovano in Africa (33), seguiti da Asia (21), Oceania (6) e Americhe (5). Il trend negativo prosegue anche nel 2026: tra le misure recenti, il Kazakistan ha vietato la diffusione di informazioni sugli “orientamenti sessuali non tradizionali”, la Malesia ha bloccato app di incontri legate alla comunità LGBTI+ e il Senegal ha inasprito le pene per gli “atti contro natura”. In Bielorussia e Uganda si registrano nuove restrizioni e chiusure di associazioni, mentre in Turchia emergono proposte legislative punitive nei confronti di persone trans e coppie gay.
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