New York apre alle nuove genitorialità, Pillon li sfotte


Il leghista Simone Pillon ama irridere chi è vittima di omofobia e di discriminazioni, spesso cercando di usare la sua mancanza di rispetto per la dignità umana e per la verità come strumento di propaganda dell'ideologia populiste. Oggi scrive:



La notizia di fondo è vera, ma l'interpretazione dell'ex senatore leghista cerca di confondere l'opinione pubblica.
Il Parlamento statale di New York ha approvato un disegno di legge che modifica la terminologia utilizzata nei documenti giuridici di diritto di famiglia. In particolare, le parole "mother" (madre) e "father" (padre) verranno sostituite con "gestating parent" (genitore gestante) e "non-gestating parent" (genitore non gestante) nei procedimenti di tribunale familiare e nella legislazione domestica.
La proposta è stata presentata dal senatore democratico Luis Sepulveda e mira a rendere la normativa più "inclusiva" per le famiglie LGBTQ+.

Nel fantasioso racconto di Pillon, qualcuno vorrebbe mettere "fuorilegge" le parole padre e madre. Il che è ovviamente falso, dato che quei termini potranno tranquillamente essere usati dato che la legge cambierà esclusivamente la terminologia ufficiale utilizzata in documenti giudiziari, atti legali e procedure di diritto di famiglia.
L'ironia di Pillon sui "padri che possono avere gravidanze" rivela un fraintendimento del contesto. Il punto non è che i padri biologici possano portare in grembo un figlio, ma che nelle nuove forme di genitorialità, il termine "madre" o "padre" può risultare giuridicamente ambiguo.
La legge di New York non nega la realtà biologica: una donna che dà alla luce rimane madre. Introduce semplicemente un termine che identifica il ruolo di colui che ha sostenuto la gravidanza, indipendentemente dal genere, dall'orientamento sessuale o dalla biologia.

Pillon, da anni in prima linea contro i diritti e le famiglie lgbt, utilizza la consueta fraseologia polemica per smontare una norma che, nella sostanza, è tecnica e mirata all'inclusività. I critici della legge -come il senatore leghista- vengono accusati dai sostenitori di omofobia e transfobia, mentre Pillon ribalta l'accusa ironizzando sui "trans omofobi". Al maschile, perché lui non perde mai occasione per insultarli.
Il post di Pillon rischia di alimentare indignazione su una norma che non cancella la paternità o la maternità, ma cerca di renderle giuridicamente più precise in un mondo che cambia. La vera domanda non è se i padri possano gravidare, ma se il linguaggio delle istituzioni debba evolversi per riconoscere che la genitorialità oggi assume forme diverse dal passato.
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