Nordio e Ceccardi rifiutano l'antifascismo?

Il Ministro Nordio parrebbe intenzionato a sostenere che sia ingiusto chiedere di ripudiare il fascismo, come peraltro previsto dai valori della nostra Costituzione, adducendo che il Codice Penale sia "opera di Mussolini". Una tesi quantomeno singolare, se si considera che il cosiddetto Codice Rocco, oltre ad essere stato profondamente riformato in innumerevoli occasioni dopo la caduta del regime, affonda le sue radici giuridiche nel Codice Zanardelli. È lecito chiedersi come il Ministro possa dimenticare di aver giurato sulla Costituzione, un documento firmato da Umberto Terracini e non dal Duce.

Sulla stessa linea, la leghista Susanna Ceccardi invoca spazio per i fascisti, arrivando a definire la richiesta di ripudiare il nazifascismo come un'imposizione in stile "falce e martello":

La signora Ceccardi polemizza contro regole di civiltà che appare incredibile voler contestare. È forse contraria ad "aderire ai valori e ai principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani"? Si oppone forse a "riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione Italiana; rispettare i principi di libertà di pensiero e di stampa, di tutela della dignità umana e di libertà della persona senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro; rifiutare ogni forma di discriminazione e di incitamento all'odio"?
Sorge spontanea una domanda: perché la "cultura" leghista percepisce questi principi universali come un ostacolo al proprio spazio di espressione?