Pride a Modena, l'esponente leghista: "Sono sodomiti contrari al buon costume"

L'attuale destra parrebbe intenzionata a campare di omofobia, razzismo e polarizzazione. Nel mese del Pride, si assiste ad una sistematica competizione a chi parrebbe mostrarsi più omofobo degli altri.
A Modena, il corteo dell’orgoglio LGBTQIA+ è stato oggetto di aspre critiche da parte di Valentina Mazzacurati, avvocata penalista ed esponente locale vicina alla Lega. In un video diffuso sui social, Mazzacurati ha definito il Pride con espressioni come “parata dei sodomiti” e “festa dei sodomiti”.
Una strategia comunicativa nota
La narrazione proposta segue un copione consolidato che sovrappone la gestione dell'ordine pubblico alla critica politica. L'accusa rivolta al Pride di aver bloccato la circolazione e creato disagi a residenti e commercianti si accompagna a una retorica del vittimismo: “questi qua devono stare a scodinzolare in centro, a Modena, e le persone non possono andare a casa loro, sono tutte rinchiuse in casa, peraltro con questo caldo”.
Un approccio che sembra ignorare come l’occupazione temporanea degli spazi pubblici, per manifestazioni di natura civile, sia parte integrante della vita democratica di ogni città.
Il peso dei termini e il paradosso della "normalità"
Il punto centrale della controversia risiede nell'insistenza nell'utilizzare il termine “sodomiti”. Nel suo intervento, Mazzacurati dichiara: “Sindaco, ovviamente, in prima fila, col nastro, a tagliare il nastro alla parata dei sodomiti, eh? Perché i sodomiti votano, votano sicuramente non centrodestra. Invece qui c’è la parata dei sodomiti, ma attenzione! Bisogna essere sodomiti di sinistra, perché se si è sodomiti di centrodestra non si è benvoluti. Comunque il centro storico è completamente bloccato per la festa dei sodomiti”.
Oltre alla forzatura politica, emerge una visione che contrappone un’idea di "normalità" a ciò che viene percepito come "altro". L'esponente politica afferma di conoscere “tantissima gente che magari è omosessuale” che vivrebbe “la sua vita dignitosamente, come tutti gli altri, senza ostentare”. Viene così tracciata una linea arbitraria tra una presunta "omosessualità accettabile" (quella silenziosa e invisibile) e una manifestazione pubblica, definita da Mazzacurati “la fiera dell’imbarazzo, imbarazzo perché guardarli crea imbarazzo, nudi, blasfemi contro la chiesa, contro il buon costume”.
La difesa del linguaggio e le "messe di riparazione"
Interpellata sul tono utilizzato, la stessa Mazzacurati ha rivendicato la scelta dei termini: “Inoltre Sodomiti è un termine che non deve offendere, visto che è molto rispettoso (origine biblica ed usato da Dante, Carducci.. etc) cosa avrei dovuto dire: gay? Omosessuali? … Questo è un termine letterario e rispettoso”.
Una simile difesa appare debole di fronte alla realtà dell'uso corrente della lingua: un termine non si definisce "rispettoso" per la sua arcaicità letteraria, ma per l'intento comunicativo e l'impatto che ha sulla dignità delle persone oggi. Utilizzare un lessico che richiama condanne teologiche medievali per descrivere concittadini del 2026 denota una precisa volontà di declassare l'interlocutore, negandone la dignità civile.
Il quadro si chiude con l'intento dichiarato di “andare alla messa di riparazione per liberarci da questa gente”. Questa affermazione cristallizza una distinzione netta: da un lato una visione del mondo che si autoproclama custode del "buon costume", dall'altro la delegittimazione di chiunque non vi si riconosca.
Valentina Mazzacurati, avvocata, si presenta sul suo profilo Instagram con la dicitura “Politico Giustizia Lega”. Come riportato dalla Gazzetta di Modena, è membro del direttivo modenese della Lega. Ha un passato come coordinatrice dei giovani di Forza Italia ed è descritta dalle cronache locali anche come ex fotomodella di origini italo-ruandesi.