Provita Onlus minaccia chi garantirà una sana educazione affettiva ai ragazzi


Jacopo Coghe, portavoce di Provita Onlus, ha annunciato una vera e propria mobilitazione per monitorare e denunciare sindaci, amministrazioni e docenti impegnati nei percorsi di educazione sessuo-affettiva negli istituti scolastici.
L'organizzazione si dichiara esplicitamente pronta a "vigilare e denunciare qualsiasi violazione e/o mancata applicazione delle legge Valditara", invocando persino l'istituzione di un Osservatorio permanente per evitare presunti "sabotaggi".



Il messaggio appare come un tentativo di instaurare una sorta di "polizia del pensiero", il cui fine ultimo sarebbe quello di sopprimere il diritto inalienabile dei ragazzi a ricevere una sana, scientifica e consapevole educazione all'affettività e al rispetto dell'altro.
Il paradosso strutturale della loro nuova crociata ideologica risiede nel far credere che il consenso imposto dal ddl Valditara dovrebbe vietare ogni tema a loro sgradito, anche se ls verità è che nessuno non vieta alle scuole di programmare interventi volti al contrasto della violenza di genere, al bullismo e alla conoscenza della sfera emotiva. Chi non la pensa come Coghe e le mantiene intatta la propria libertà di poter permettere ai propri figli di frequentare tali lezioni.

L'associazione di Coghe accusa le giunte comunali di Roma e di Genova di voler "aggirare la legge" e definisce "vergognoso" il tentativo di proseguire l'investimento sui percorsi di educazione affettiva, etichettando la difesa di questi ultimi come una violazione dei diritti costituzionali delle famiglie. Famiglie che Coghe sostiene di rappresentare dato che parla sempre a loro nome.

L'arroganza con cui si minacciano esposti e denunce verso gli amministratori locali e i dirigenti scolastici — rei soltanto di voler garantire la continuità di progetti pedagogici validati e richiesti dalle stesse comunità scolastiche — rischia di produrre un clima di intimidazione e paura tra il personale docente. La libertà di insegnamento, costituzionalmente garantita, non può essere subordinata al controllo asfissiante di associazioni private che pretendono di dettare le linee guida della pedagogia nazionale.

In conclusione, è fondamentale ribadire che la vera libertà educativa si fonda sul pluralismo e sull'inclusione, e non sulla reclusione culturale o sul veto ideologico. Il ddl Valditara offre un quadro di partecipazione che deve restare democratico: chi rifiuta determinati percorsi può ora decidere di non far partecipare i propri figli, ma non ha in alcun modo il diritto di privare tutti gli altri studenti di un'opportunità di crescita civile e umana fondamentale.
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