Quando il portafoglio pubblico è "a corrente alternata"

Dopo ogni Pride, la destra cerca di far leva su egoismo ed intolleranza. E c'è sempre chi cerca di far leva sui soldi, anche se eventuali patrocini sono sempre inferiori agli introiti indiretti che derivano da manifestazioni che portano in piazza un milione di persone.

Il punto focale del messaggio, che ritroviamo pubblicato con toni simili da centinaia di utenti, riguarda il Roma Pride 2026 e la critica al patrocinio concesso dal Comune di Roma. L'intendo è quello di far presente che lui è eterosessuale e non a accetta che le tasse dei gay possano sostenere istanze legate ai diritti LGBTQ+ anziché finire delle tasche di chi condivide il suo medesimo orientamento sessuale.
Tuttavia, è proprio qui che sorge la contraddizione di fondo. La posizione espressa sembra ignorare la coerenza necessaria quando si parla di spesa pubblica. Da un lato, si contesta il sostegno istituzionale a manifestazioni per i diritti civili in nome di un presunto risparmio o di una presunta neutralità politica. Dall'altro, nello stesso spazio politico di riferimento dell'autore, non si esita a richiedere o giustificare l'impiego massiccio di denaro dei contribuenti per politiche profondamente divisive, come la gestione dei centri per migranti all'estero o complesse e costose operazioni di "remigrazione".
La critica di Massimiliano solleva un tema di legittimità che appare, a conti fatti, selettivo. Se il criterio per negare finanziamenti o patrocini fosse davvero la "neutralità" rispetto alle opinioni dei contribuenti, allora la coerenza imporrebbe di applicare lo stesso metro a ogni iniziativa politica, specialmente a quelle più controverse che richiedono ingenti risorse statali.
Se Massimiliano accetterà di pagare di tasca sua i suoi campi di deportazione in Albania, allora sarà legittimo ascoltare la sua critica. Ma pretende di poter decidere quali istanze sociali siano meritevoli di rappresentanza istituzionale e quali debbano essere relegate al privato, basandosi esclusivamente sulla propria visione del mondo (che ovviamente esclude la tutela dei diritti LGBTQ+), saremmo di fronte ad una visione della cosa pubblica che non è più al servizio di tutti i cittadini.
Inoltre è indicativo che si senta offeso da chi dice che l'Italia è di chi la abita, offeso da chi contesta gli striscioni razzisti esposti da alcuni studenti elogiati dalla Lega per la loro mancanza di accettazione verso i migranti. Perché ormai l'omofobia è parte della propaganda populista e i populisti si sentono nell'obbligo di odiare chi non è eterosessuale.
Infine si potrebbe osservare che la sua domanda potrebbe essere declinata in tantissimi altri modi: È giusto che le cure mediche usufruite da Massimo siano pagate da tutti i contribuenti? È giusto che le ferie usufruite da Massimo siano pagate da tutti i lavoratori?