Quando la narrazione visiva manipola la realtà, il caso del video omofobo diffuso su TikTok


La signora Gabri ha pubblicato su TikTok uno dei tanti video prodotti dalla destra populista per cercare di istigare odio omofobico e intolleranza.
La struttura narrativa, il montaggio e il commento vocale del video ne svelano subito la vera natura: si tratta di un’operazione di disinformazione mirata volta a screditare una manifestazione per i diritti civili:.


L'autrice utilizza tecniche comunicative studiate per alimentare pregiudizi e paure, ricorrendo a una narrazione che poggia su tre pilastri manipolatori.

1. Lo strumento del "bambino in pericolo"
L'insistenza nel mostrare la presenza di bambini è il fulcro di una retorica ormai nota, spesso utilizzata per evocare sentimenti di protezione e indignazione morale nel pubblico. Il video isola strategicamente inquadrature di famiglie arcobaleno per suggerire un’esposizione inappropriata dei minori a contesti adulti.
Tuttavia, il Pride è da decenni una manifestazione trasversale, vissuta in molte parti del mondo come un momento di festa inclusiva, dove la presenza di famiglie eterosessuali e omogenitoriali è la norma. Il video omette deliberatamente di contestualizzare questa partecipazione, trasformando la presenza di bambini in un presunto strumento di propaganda, ribaltando così la realtà dei fatti.

2. La tecnica del contrasto visivo
Il montaggio alterna scene di famiglie a inquadrature di persone che indossano abbigliamento succinto o maschere (tipiche di alcune sottoculture presenti durante il Pride). Questo accostamento è finalizzato a creare uno shock visivo forzato.
L'autrice cerca di decontestualizzare la libertà di espressione tipica della parata, riducendo l'intero evento a una serie di immagini estrapolate per alimentare l’idea di un ambiente "non adatto" o moralmente discutibile. Inoltre il commento vocale guida lo spettatore a interpretare queste immagini non come espressioni individuali di libertà, ma come un pericolo collettivo indifferenziato.

3. Il falso dilemma dei diritti
Il video si chiude con una retorica pericolosa e denigratoria: "Vale davvero la pena passare una giornata sotto il sole e mettersi in ridicolo per dei diritti che già avete?".
Questa frase è cruciale perché rivela l’intento omofobo dell’autrice. Mettere in discussione l’esistenza o la necessità di ulteriori diritti civili nega la realtà di molte persone LGBTQ+ in Italia, che ancora affrontano discriminazioni legali, sociali e quotidiane. Definire la lotta per l'uguaglianza come un "mettersi in ridicolo" è un tentativo di delegittimare l'attivismo e sminuire le reali istanze di una fetta significativa della popolazione.
Inoltre si cita lo slogan coniato da Vannacci, secondo cui il fatto che gli eterosessuali concedano ai gay di poter guidare è il massimo a cui un gay dovrebbe ambire. Poi fa bene Jacopo Coghe a strillare che la sua organizzazione vorrebbe che gli scout cattolici cacciassero chi non è metrosessuale perché la destra non vuole che i bambini possano crescere senza quei pregiudizi su cui campano le loro organizzazioni integraliste.

Il video non è un racconto imparziale, ma una costruzione ideologica. Utilizzare immagini di minori per avvalorare una tesi omofoba e distorcere il significato di un evento pubblico rappresenta una forma di manipolazione del consenso. Invece di favorire un dialogo costruttivo sulla diversità, il video mira a dividere, alimentando un clima di odio e incomprensione attraverso la manipolazione dell'emotività del pubblico.
Ovviamente la signora non è andata alla manifestazione sulla "remigrazione" a lamentarsi di chi portava i bambini a guadare razzisti che si esibivano in saluti romani inneggiando alla pulizia etnica.

Il fine? Lo si evince dai commenti, i cui i fan della signora vomitano insulti di ogni tipo e arrivano a suggerire di prendere a sassate i gay:







La signora è certa che ai bambini vadano mostrati commenti omofobi di gente che intita a prendere a sassate i gay, che si divertono a usare termini offensivi o che ridono dei tanti bambini uccisi a Gaza dal loro amatissimo Netanyahu?
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