Retorica e negazionismo: l'analisi del post di Mario Adinolfi

Ecco il testo con i tag HTML e i ritorni a capo come richiesto:
Davanti al tragico omicidio avvenuto a Camaiore, in cui un ragazzo è stato ucciso a fucilate dal padre che non accettava la sua sessualità, Mario Adinolfi tenta di negare categoricamente la matrice omofobica del delitto. La sua posizione è netta: rifiuta l'esistenza di un fenomeno di omofobia, definendo la richiesta di un'analisi in tal senso come "sciacallaggio" politico ai danni di eventi che, a suo avviso, rappresentano solo "tristi, particolari vicende".

Tale approccio serve a sminuire sistematicamente la portata sociale e culturale della violenza omofobica, riducendola a episodi isolati e privi di una struttura sistemica. Lo dice a poche ore da un rabbioso post in cui accusava i vescovi di non essere veri "cristiani" perché non negavano assistenza ai gay cacciati da famiglie omofobe.
Particolarmente controversa è la strategia retorica utilizzata per sostenere la propria tesi. Per tentare di confutare il legame tra orientamento sessuale e violenza, Adinolfi accosta il caso di Camaiore a un altro fatto di cronaca milanese, che coinvolge un "marchettaro gay marocchino" e un interprete sessantenne. Attraverso questo accostamento, il post cerca di squalificare chi vede nella matrice omofobica una chiave di lettura necessaria, accusandolo di fare "politica" sulle tragedie. Nel mentre, usa l'identità di un presunto assassino (straniero, di formazione islamica) per innescare un parallelo tra la "prostituzione omosessuale" e la violenza, suggerendo una necessità di repressione che sembra trascendere il caso specifico per colpire intere categorie sociali.
Il post si conclude con una dichiarazione di intenti in cui Adinolfi nega esplicitamente di essere omofobo. Tuttavia, il tentativo di smarcarsi da tale definizione appare in netto contrasto con il linguaggio utilizzato nel testo, dove l'uso di categorie come "marchettaro gay marocchino" e l'associazione tra stranieri di fede islamica e violenza sembrano voler alimentare pregiudizi piuttosto che analizzare la complessità dei fatti.
Solo pochi giorni fa, Adinolfi urlava che gli scout cattolici avrebbero dovuto cacciare i gay perché lui li accusava di essere potenziali stupratori di minorenni. Se non è omofobia quella, che cosa dovrebbe esserlo?
Ritenere che Adinolfi sia un mandante morale del duplice omicidio non è un'ipotesi che scompare solo perché lui sostiene di non essere omofobo anche se da anni non fa che attaccare i gay e le loro famiglie.
Poche ore dopo, l'autoproclamato "non omofobo" usa termini omofobi per dichiarare che lui preferisce le "crociate" alle "frociate". Il tutto per invitare, i suoi seguaci a partecipare alla sua manifestazione contro chi ha una fede religiosa diversa da quella che lui sostiene di professare, definendo la situazione come un'"invasione" da contrastare.

L'evento promosso è un raduno dichiaratamente incentrato sull'odio religioso, in cui Adinolfi probbilmente invocherà la deportazione di tutti i fedeli mussulmani per scimmiottare Vannacci:

Il suo continuo uso propagandistico di una opinabile idea di "religione" è davvero sgradevole.