Russia: arrestato il proprietario e lo staff di un locale LGBT in base alla legge sull'“estremismo”

In quella che rappresenta la prima condanna di questo genere, un tribunale russo ha inflitto pene detentive al proprietario e a due dipendenti di un nightclub frequentato dalla comunità LGBT nella città di Orenburg, nel sud-ovest della Russia. I tre sono stati giudicati colpevoli di aver organizzato e partecipato alle attività di una cosiddetta “organizzazione estremista”, una sentenza che segna un punto di svolta nella repressione della dissidenza e dei diritti civili nel Paese.
Il processo ha fatto seguito a un’irruzione delle forze dell'ordine nel locale, avvenuta nel marzo 2024, e si è concluso con sentenze severissime. Vyacheslav Khasanov, 37 anni e proprietario del locale denominato "Pose", è stato condannato a sette anni di carcere e a una multa di 1 milione di rubli. La manager del locale, Diana Kamilyanova di 30 anni, ha ricevuto una condanna a sei anni e tre mesi di reclusione, mentre il direttore artistico Alexander Klimov, di 23 anni, è stato condannato a due anni e tre mesi di carcere. Nonostante i tre imputati si siano dichiarati non colpevoli durante tutto il procedimento, il tribunale ha accolto le tesi dell'accusa.
La base giuridica di queste condanne risiede nella decisione presa dalla Corte Suprema russa nel 2023, che ha designato il cosiddetto “movimento internazionale LGBT” come organizzazione estremista. Questa classificazione, caratterizzata da una terminologia estremamente vaga, ha fornito alle autorità russe uno strumento potente per perseguire penalmente chiunque venga ritenuto parte o sostenitore della comunità LGBTQ+ e dei diritti ad essa correlati. Il tribunale ha motivato la sentenza sostenendo che il locale, sebbene si presentasse come una normale attività di intrattenimento, fosse in realtà un centro nevralgico per organizzare eventi volti a dimostrare l'affiliazione a persone con orientamento sessuale non tradizionale.
Gli avvocati russi specializzati nella difesa dei diritti LGBT hanno lanciato un serio allarme, definendo il caso di Orenburg un pericoloso precedente giudiziario. Si teme che questa sentenza possa innescare una vasta ondata di persecuzioni su scala nazionale, portando alla sistematica chiusura di ogni spazio considerato sicuro per le persone LGBT in Russia. Tale repressione si inserisce in un clima politico in cui il governo di Vladimir Putin utilizza la retorica della difesa dei "valori tradizionali" per giustificare la messa al bando di qualsiasi espressione identitaria che si discosti dalla linea ufficiale, colpendo non solo i locali, ma estendendosi anche ad altri ambiti, come l'editoria e le attività culturali.