Scuola militare Teulié di Milano, professore agli arresti domiciliari per abusi sessuali sugli allievi


Un professore di italiano e latino in servizio alla Scuola Militare Teulié di Milano è stato posto agli arresti domiciliari con le pesanti accuse di violenza sessuale, concussione e maltrattamenti contro almeno sette allievi, in alcuni casi ancora minorenni. Si tratta di M.R., 48 anni, milanese.
L’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Elio Sparacino, descrive un sistema di sopraffazione, ricatto psicologico e abusi che si protraeva dall’ottobre 2024, con vittime selezionate secondo un preciso criterio predatorio: la fragilità scolastica.
Le complesse indagini sono coordinate dalle pm Letizia Mannella (del pool milanese di contrasto ai reati sessuali e ai danni delle fasce deboli) e Alessia Menegazzo, nell’ambito della Procura di Milano diretta dal procuratore capo Marcello Viola. Gli accertamenti sul campo sono stati condotti dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria.

Come è nata l’indagine
L’inchiesta è scaturita dalle confidenze di uno degli allievi, rese a fine marzo 2026 ai propri superiori militari. I vertici della scuola avevano inizialmente chiesto al ragazzo di scattare fotografie per documentare gli episodi, ma poi “non avevano più convocato il ragazzo”, come annota criticamente il gip Sparacino. Solo dopo che lo studente si è rivolto direttamente alla Procura di Milano è scattata l’indagine formale che ha sbloccato il caso.

Chi è M.R.
M.R. è un docente civile, non militare, in servizio alla Teulié, storico istituto di formazione dell’Esercito italiano fondato nel 1802 in epoca napoleonica. La scuola ospita un liceo classico e scientifico per il triennio: gli allievi vivono in convitto, seguono un regime giornaliero rigido e svolgono l'addestramento militare di base. In un contesto simile, una bocciatura significa perdere il posto e veder svanire il sogno di una carriera nelle forze armate.
Secondo quanto riportato da Il Giorno, nel 2022 M.R. era apparso tra i candidati alla Camera dei Deputati per il partito Impegno Civico di Luigi Di Maio, senza tuttavia essere eletto. Oltre a insegnare italiano e latino alle superiori, risulterebbe titolare anche di un corso di scrittura creativa all’Università Statale di Milano.

Il meccanismo degli abusi: vittime selezionate tra i più vulnerabili
M.R. non agiva a caso. Le sue attenzioni si concentravano miratamente sugli studenti “più fragili, con problemi scolastici”, consapevole che in un ambiente fortemente gerarchico come la scuola militare quegli allievi erano i più ricattabili ed esposti alla sua influenza. Tra le vittime accertate figurano almeno sette ragazzi, ma il numero sembra destinato ad allargarsi; uno degli studenti si è persino ritirato dalla scuola pur di sfuggire agli abusi.

Il modus operandi era sistematico: palpeggiamenti fulminei in classe e nei corridoi; richieste pressanti di foto e video intimi via chat; pressioni psicologiche condotte con promesse di aiuti scolastici o minacce velate di ostacolare il rendimento.
Le conversazioni partivano solitamente su WhatsApp per poi migrare rapidamente su Telegram, dove M.R. utilizzava nickname e attivava la modalità dei “messaggi effimeri” per cancellare ogni traccia dopo 24 ore. Alcuni studenti sono comunque riusciti a salvare gli screenshot delle chat, fornendo la prova regina che ha incastrato il docente.

Le minacce legate alla maturità
M.R. era componente interno della Commissione per gli esami di maturità, una posizione di potere sfruttata per mettere in atto le contestate condotte di concussione. Secondo le ricostruzioni, avrebbe detto esplicitamente a una vittima:

“Se non vieni a casa mia concretizzando, la maturità la sostieni con le sole tue forze”.

E ancora, via messaggio:

“Un po’ di gratitudine la potresti concretamente mostrare ogni tanto perché poi, ti ricordo, c’è sempre la maturità”.

Uno studente ha poi confermato agli inquirenti il proprio stato di sottomissione: “Io non vado molto bene a scuola, e quindi potrei rischiare la bocciatura”.

Le “fotine” su Telegram e i voti gonfiati
Su Telegram il professore avanzava le proprie richieste senza mezzi termini: “mi mandi una fotina?”. In cambio, come emerso dagli atti, alzava i voti sul registro elettronico: un compito da 4 o 4 e mezzo veniva magicamente trasformato in un 6 politico. Una studentessa ha mostrato una chat dal tenore definito “disgustoso”, in cui M.R. scriveva a un compagno:

“Ho corretto il compito di italiano. È da 8, ma se mi racconti dettagli intimi con (…) diventa 8 e mezzo”.

L’esistenza di quelle chat era ormai “una cosa risaputa, che girava con insistenza a scuola”.

I soldi, i regali, le proposte sessuali a pagamento
Il professore era solito versare denaro agli allievi: somme che variavano da 100 a 300 euro, erogate in certi casi tramite bonifico, in altri in contanti o sotto forma di buoni Amazon. Tutto veniva formalmente mascherato come un “regalo”, ma i passaggi di denaro erano sistematicamente seguiti da proposte di rapporti sessuali a pagamento.

A uno studente, al quale aveva accreditato complessivamente 523 euro, il prof aveva ordinato di mentire agli investigatori spacciando la cifra per un prestito:

“Dì che sono stati effettuati da me in un momento di esigenza e che me li avresti restituito una volta entrato in Accademia”.

Il “malocchio” e le umiliazioni psicologiche
Accanto alle violenze fisiche, l’ordinanza della Procura documenta una manipolazione psicologica sistematica. M.R. arrivava a dire ad alcuni allievi che erano colpiti “dal malocchio” per porsi come loro protettore, minimizzando poi i suoi approcci come semplici “propostine”. Nei verbali, un alunno ha dichiarato di essere rimasto letteralmente “pietrificato” durante uno di questi abusi.

L’inquinamento delle prove: il lecca-lecca e i 500 euro per distruggere il telefono
A fine aprile 2026, M.R. ha scoperto anzitempo di essere sotto indagine grazie a “non meglio precisati informatori”. Le intercettazioni si sono bruscamente interrotte proprio perché il professore ha iniziato a muoversi con cautela, palesando la conoscenza dell’inchiesta. Gli accertamenti per individuare chi lo abbia avvisato sono ancora in corso.
I tentativi di inquinare le prove sono stati continui. Fuori dalla caserma, M.R. si è avvicinato a uno studente offrendogli un lecca-lecca per poi proporgli di distruggere il proprio smartphone in cambio di 400–500 euro, vantandosi di aver già sostituito il proprio dispositivo dopo un reset completo. Il ragazzo ha però rifiutato.
A un altro allievo ha chiesto di raccontare che i messaggi in cui si parlava di soldi si riferissero in realtà a semplici rimborsi per il “cibo”. A un terzo studente ha domandato con ansia se avesse conservato le chat passate, ammettendo esplicitamente di “sapere di rischiare il carcere”.

La “talpa” nella scuola: tutti sapevano?
Uno degli aspetti più opachi e inquietanti emersi dopo l’arresto riguarda la presunta catena del silenzio all’interno dell’istituto. Secondo le testimonianze raccolte dalle pm Mannella e Menegazzo, che il 5 giugno 2026 hanno ascoltato pressoché l’intero corpo docente della scuola (composto da civili), la sensazione generale è che nell'ambiente “tutti sapessero” delle stranezze, dei favoritismi e delle umiliazioni.
Le studentesse si erano persino lamentate formalmente con il preside per i palesi favoritismi che M.R. riservava ad alcuni compagni maschi, agevolati nei voti o aiutati durante le verifiche. Gli inquirenti dovranno ora valutare eventuali profili di omessa denuncia da parte del personale scolastico.
Resta inoltre prioritario capire chi sia stata la “talpa” che ha spifferato a M.R. l'esistenza dell'indagine, permettendogli di muoversi per cancellare i dati. Il gip definisce questa fuga di notizie come una circostanza “necessariamente oggetto di autonomo accertamento”.

La Procura chiedeva il carcere: il gip ha disposto i domiciliari
Le pm Mannella e Menegazzo avevano richiesto la custodia cautelare in carcere, proprio in virtù del forte rischio di inquinamento probatorio. Il gip Sparacino ha tuttavia optato per la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari, motivando la decisione con:
- l'assenza di precedenti penali a carico del docente;
- il fatto che le condotte contestate fossero strettamente circoscritte all’ambiente scolastico, ormai precluso all'indagato.

Il provvedimento impone comunque il divieto assoluto di comunicare con l'esterno, ad eccezione dei familiari conviventi.
L’interrogatorio di garanzia è fissato per lunedì 8 giugno 2026 davanti al gip Sparacino. L’avvocata difensora Paola Ponte si è limitata a dichiarare: “Stiamo valutando gli atti e ci prepariamo all’interrogatorio di lunedì”, senza rilasciare ulteriori commenti nel merito della vicenda.

Le indagini continuano: altre vittime e altre posizioni al vaglio
M.R. è al momento l’unico iscritto nel registro degli indagati, ma gli investigatori stanno esaminando la mole di chat estratte dai telefoni sequestrati e continuano a raccogliere testimonianze. Il numero delle vittime totali appare destinato a crescere.
Sotto la lente d'ingrandimento della Procura ci sono anche le posizioni di terzi che potrebbero aver favorito, per omissione o dolo, il protrarsi della situazione. La caccia alla talpa istituzionale resta aperta e gli sviluppi potrebbero presto coinvolgere altre figure.

La risposta dell’Esercito
L’Esercito italiano è intervenuto per prendere le distanze dal docente con una nota ufficiale:

In relazione alle notizie diffuse da alcuni organi di stampa riguardanti un docente civile in servizio presso la Scuola Militare Teulié, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari”, l’istituzione “assicura il proprio sostegno e disponibilità all’operato della Magistratura” e “condanna fermamente ogni forma di abuso, prevaricazione o comportamento contrario e incompatibile con i propri valori e con la propria missione istituzionale.
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