Suicidi due giovani pro Pal vittima di misure restrittive ritenute ingiuste


È ormai pericoloso esprimere idee gradite alla destra. Due giovani, denunciati per episodi durante le manifestazioni pro Palestina, si sono tolti la vita nelle ultime settimane a Torino,.
Uno dei due suicidi riguarda un 26enne originario della provincia di Savona e residente in Liguria, già destinatario lo scorso febbraio di misure cautelari disposte dal gip: divieto di dimora a Torino e obbligo di firma giornaliero. I provvedimenti erano collegati alla partecipazione alle mobilitazioni dell'autunno scorso, in particolare all’occupazione dei binari di Porta Susa, all’irruzione alle Ogr e all’assalto allo stabilimento Leonardo.
A riferire i dettagli è Claudio Novaro, legale del 26enne. Secondo l’avvocato, il giovane si sarebbe suicidato dopo che il tribunale del Riesame aveva confermato la misura restrittiva. Dal biglietto lasciato prima di gettarsi da un dirupo, sempre secondo Novaro, emerge che il provvedimento giudiziario — ritenuto dal ragazzo profondamente ingiusto — avrebbe avuto un ruolo non irrilevante nella sua decisione. La notizia ha suscitato commozione nei collettivi torinesi, che hanno ricordato il giovane come «partigiano del presente».

Il secondo caso è più recente e, al momento, non è chiaro se il gesto sia collegato all’indagine. I funerali si sono tenuti il 6 giugno a Settimo Torinese.

Sulle denunce per le violenze nei cortei pro Palestina a Torino il gip ha disposto complessivamente 18 misure, motivando la decisione con il rischio di «eventi ancora più gravi, con esiti infausti». Le vicende giudiziarie e le reazioni dei movimenti hanno contribuito a un clima di forte tensione in città, dove i mesi scorsi sono state registrate contestazioni, assalti a sedi e ferimenti di agenti.
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