Vannacci e la sua ossessione per la Xª MAS

Vannacci pare ossessionato dalla Xª Flottiglia MAS. Forse intenzionato a strizzare l'occhio ai nostalgici del nazifascismo, si è macchiato di ripetuti e controversi elogi pubblici a quell'unità militare fascista. Ne parla come di un gruppo di “eroi” che meriterebbe persino di essere studiato nelle scuole italiane, incurante dei gravissimi crimini di guerra di cui la formazione si macchiò.
Questa narrazione è diventata un vero e proprio tratto distintivo della sua comunicazione politica: celebre è rimasto lo spot elettorale per le Europee del 2024, in cui Vannacci invitava gli elettori a “fare una Decima” (disegnando una X) sulla scheda della Lega. Un richiamo poi ribadito dal palco di Pontida nel 2025, dove ha confermato l'idea che la loro storia andrebbe insegnata ai ragazzi.
Ma a furia di ripetere sempre le stesse cose, l'ex generale rischia di apparire come una caricatura di sé stesso:

"Decimas" è una catena di negozi spagnola, fondata nel 1985, che conta oltre 300 stores in Europa. Associarla ai crimini dei collaborazionisti della Xª MAS pare infantile e diffamatorio, anche se purtroppo la legge non è uguale per tutti e Vannacci potrebbe invocare l'immunità se denunciato come probabilmente meriterebbe.
Per capire perché la sua simpatia per la Xª MAS susciti tanta indignazione, è necessario scindere la storia della Decima in due fasi, e concentrarsi soprattutto sulla seconda. Nata come unità d'élite della Regia Marina, celebre per le sue incursioni audaci nella prima parte del secondo conflitto mondiale, la Xª MAS subì una mutazione radicale dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943. Sotto la guida del comandante Junio Valerio Borghese, l'unità scelse di non deporre le armi, ma si alleò con i nazisti e con la neonata Repubblica Sociale Italiana di Salò. Da quel momento, la Decima MAS divenne a tutti gli effetti una forza d'occupazione interna, operando alle dirette dipendenze delle SS in Italia sotto il comando del generale Karl Wolff, con uno status formale di parità rispetto alle forze armate tedesche.
Fu proprio in questo periodo che la formazione scrisse le sue pagine più buie, trasformandosi in uno strumento di terrore contro la popolazione civile e la Resistenza. La Decima si distinse in tutto il Nord Italia per i feroci rastrellamenti di partigiani e connazionali, operazioni che venivano sistematicamente accompagnate da torture, sevizie particolarmente efferate e saccheggi. Interi villaggi subirono incendi, rapine e deportazioni. La violenza si tradusse in continue esecuzioni sommarie: l'unità partecipò attivamente a eccidi storici, come la tragica strage di Forno di Massa, e al suo interno operarono figure brutalmente sanguinarie. Tra queste spicca Umberto Bertozzi, un membro della Decima che nel dopoguerra venne giudicato colpevole di oltre cento omicidi volontari. Il ricordo della formazione rimase impresso nella memoria collettiva anche attraverso immagini macabre e intimidatorie, come i cartelli appesi al collo dei giovani partigiani impiccati, che ammonivano chiunque osasse colpire l'unità.