Vannacci insite nel suo attacco al contrasto al femminicidio


Vannacci si propone come l'uomo di estrema destra che pensa che i gay "non sono normali", che le persone di colore non sarebbero italiane, che i collaborazionisti della Xª MAS sarebbero "eroi" e che il dramma del femminicidio non andrebbe affrontato con leggi specifiche.

Per sostenere la sua strampalata teoria negazionista, scrive:



Quella grafica non dimostra ciò che Vannacci vuole farle dire. Il problema non sono solo “i dati”, ma come vengono scelti, definiti e messi in relazione: così costruiti, non provano affatto che una legge sul femminicidio sia inutile o che non serva a nulla.

Perché il ragionamento non regge
La premessa è fuorviante perché confronta paesi con definizioni giuridiche diverse, criteri di raccolta dati non omogenei e livelli diversi di rilevazione del fenomeno; l’Istat osserva infatti che in Italia e nell’UE il femminicidio non è una tipologia codificata uniforme e che il confronto internazionale è complicato proprio da queste differenze.
In più, l’ONU/UNODC segnala che una quota molto alta di femminicidi resta non conteggiata per mancanza di dati comparabili: circa 4 donne e ragazze su 10 uccise intenzionalmente nel 2021 non erano identificabili come femminicidi per insufficienza di informazioni. Quindi usare quel dataset come prova definitiva è metodologicamente debole.

Dove sta l’inganno
Il grafico mescola due piani diversi: da un lato l’esistenza di un reato specifico o di una fattispecie normativa, dall’altro l’andamento reale della violenza contro le donne. Ma l’assenza di un calo immediato non significa che la norma sia inutile: al massimo dice che una legge, da sola, non basta senza prevenzione, protezione, indagini e raccolta dati migliori.

C’è anche un classico errore di correlazione: mostrare che i paesi con reato specifico hanno tassi più alti non prova che la norma causi più femminicidi. Molto più plausibile è il contrario: i paesi con più attenzione al fenomeno lo misurano meglio e quindi lo rendono visibile.

Il punto vero
La cosa più rilevante, in realtà, è che il femminicidio non è “solo un numero”: è la forma estrema della violenza di genere, spesso dentro relazioni familiari o di coppia. L’Istat sottolinea che la misurazione dipende dalla relazione vittima-autore, e che i dati amministrativi sono ancora incompleti proprio su questo aspetto.
Quindi la tesi corretta non è “la legge non serve”, ma semmai: una norma penale senza raccolta dati affidabile e senza politiche di prevenzione ha un effetto limitato. Ed è esattamente il contrario dello slogan del tweet, che tenta di trasformare un problema di metodo in una confutazione politica.

Probabilmente Vannacci lo sa bene, ma sa altrettanto bene che negate la violenza sulle donne e risultare sgradevoli è una caratteristica che piace al suo elettorato. Dicesse cose sensate, non otterrebbe la medesima visibilità e il medesimo profitto elettorale, dato che non è quello certamente il suo elettorato di riferimento.
Commenti