Addio a don Antonio Mazzi


È un giorno di profondo lutto per il mondo del volontariato, della chiesa di frontiera e dell'educazione italiana. All'età di 96 anni si è spento don Antonio Mazzi, fondatore della Comunità Exodus e punto di riferimento insostituibile per generazioni di giovani emarginati, tossicodipendenti e "ultimi". Figura iconica, anticonformista e spesso scomoda, don Mazzi ha speso la sua intera esistenza dentro e fuori i confini della dottrina tradizionale, lottando contro i pregiudizi e schierandosi apertamente, nel corso degli anni, anche a favore dei diritti e della dignità delle persone omosessuali.

Se la figura di don Mazzi viene ricordata principalmente per la sua battaglia contro le dipendenze, non bisogna dimenticare il suo coraggio intellettuale sul fronte dei diritti civili.
In un mondo ecclesiale spesso rigido e polarizzato, don Antonio non ha mai avuto timore di esprimere posizioni di grande apertura, spingendosi a sostenere con forza il valore e la legittimità dell'amore affettivo tra persone dello stesso sesso. Per il sacerdote, due persone che si amano e che scelgono di condividere la propria vita possono costituire una vera e propria famiglia.
In diverse occasioni pubbliche e televisive, don Mazzi ha ribadito un concetto chiave: la centralità della vita reale delle persone rispetto ai dogmi astratti. Sosteneva con fermezza che l'amore, l'assistenza reciproca e il rispetto meritassero pieno riconoscimento sociale e morale, sgomberando il campo da quella condanna morale che troppo spesso la Chiesa ufficiale ha riservato al mondo LGBTQ+.

Don Mazzi è stato un prete capace di guardare oltre la morale di facciata, anteponendo sempre l'umanità alla regola formale. Il suo impegno a difesa dei gay e delle coppie omosessuali si inseriva coerentemente nella sua visione di una Chiesa samaritana, "da marciapiede", vicina a chiunque soffrisse l'emarginazione o il giudizio feroce della società.
Con la sua scomparsa, l'Italia perde una delle coscienze più libere del cattolicesimo progressista e sociale. Resta però indelebile l'eredità di un uomo che ha insegnato a guardare negli occhi chiunque senza paura, ricordando che la vera bussola cristiana è l'accoglienza incondizionata della persona.
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