Adinolfi usa la Borselli per accusare Signorini di "ansie sessuali" con persone "tanto prestanti quanto stupide"


Moltissimi post di Mario Adinolfi si configurano come un esercizio di retorica manipolatoria, dove la critica verso un personaggio pubblico diventa il pretesto per veicolare un messaggio profondamente divisivi e intrisi di omofobia. Oggi lo troviamo a celebrare Hoara Borselli, ossia l'attrice che ha recitato seminuda in Panarea, per aver ottenuto un'intervista con Alfonso Signorini.



Utilizzando un linguaggio aggressivo, Adinolfi cerca di tirare in ballo l'orientamento sessuale di Signorini. Definendo le sue dinamiche relazionali come l'esito di "ansie sessuali" con persone descritte come "tanto prestanti quanto stupide", Adinolfi mette in atto una precisa strategia di demonizzazione, in cui l'identità omosessuale viene intrinsecamente legata a una forma di prevaricazione predatrice. Questo approccio è volto a trasformare la sessualità dell'individuo in un marchio di infamia, alimentando l'idea che l'abuso di potere non sia un comportamento umano trasversale, ma un tratto distintivo connesso alla diversità di orientamento.
​Particolarmente allarmante è la costruzione del vittimismo eterosessuale operata nel testo, attraverso la quale l'autore sostiene che, se le presunte avances fossero state rivolte a donne, per Signorini non ci sarebbe stato scampo. Questa affermazione è profondamente contestabile poiché ignora volutamente le dinamiche di potere storicamente consolidate, tentando di equiparare contesti non comparabili per fini propagandistici.
La tesi di Adinolfi, secondo cui esisterebbe un fantomatico "#metoo gay" che viene sistematicamente occultato per proteggere figure di potere, risponde a una logica cospirazionista. Tale narrazione serve a distogliere l'attenzione dalla necessità di un dibattito serio sul consenso e sulla dignità nel mondo del lavoro, per alimentare invece il risentimento verso le persone LGBTQ+, suggerendo l'esistenza di un inesistente privilegio che ne tutelerebbe le condotte illecite.
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