Cara Ceccardi, sappia che andare a caccia di persone da uccidere non è "legittima difesa"


Nel 2005 picchiò e minacciò l'ex fidanzato della figlia con una pistola. Poi, nonostante il porto d'armi gli fosse stato revocato, il gioielliere Mario Roggero ha inseguito per strada due rapinatori e li ha uccisi sparandogli alle spalle con un'arma detenuta illegalmente. A quel punto li ha raggiunti e ha iniziato a prendere a calci i loro corpi ormai esanimi.


Nonostante i fatti ampiamente documentati, il leghista Edoardo Rixi sostiene che inseguire e ammazzare qualcuno per strada sarebbe"legittima difesa"



Inseguire qualcuno per ucciderlo e infierire a calci sui cadaveri non ha nulla a che vedere con la "legittima difesa": si tratta di omicidio. E lo sarebbe in qualunque Paese civile in cui esista ancora un briciolo di stato di diritto.

Il fatto che la Lega tenti di sdoganare la vendetta privata e la giustizia sommaria come alternativa all'inefficacia delle politiche sulla sicurezza del leghista Piantedosi ha del tragicomico. Ancor di più se si pensa che la legge applicata in questo caso è stata scritta proprio da Matteo Salvini, che nel 2019 ha introdotto la presunzione di "proporzionalità" tra difesa e offesa all'interno del proprio domicilio o esercizio commerciale, a patto però che vi sia un pericolo attuale di aggressione o una minaccia immediata all'incolumità fisica delle persone. Presupposti di rischio che nel caso di Roggero non esistevano affatto, dato che è stato il gioielliere stesso a uscire in strada e ad andare "a caccia" dei due uomini in fuga.

Anche Susanna Ceccardi dichiara la propria solidarietà a un uomo che ha ripetutamente sfoderato un'arma come "soluzione" facile a problemi complessi, nella convinzione di poter imporre la legge del più forte. Naturalmente, anche lei si ostina a spacciare un'azione punitiva e unilaterale per "legittima difesa":



Giustificare la violenza ed esaltare la vendetta privata non è solo un'operazione di sciacallaggio politico, ma rappresenta un pericolo sociale strisciante e devastante. Quando la politica e le istituzioni legittimano l'uso della forza al di fuori della legge, il messaggio che arriva ai cittadini è aberrante: lo Stato abdica al proprio ruolo e chiunque si sente autorizzato a farsi giustizia da solo.

Le pericolose parole della Ceccardi potrebbero creare danni irreparabili tra i più giovani: se passasse l'idea che la risposta a un torto o a un'offesa sia l'uso delle armi, rischiamo di spingere i ragazzini a pensare che sia legittimo e persino "eroico" tirare fuori una pistola per risolvere un contrasto o per vendicarsi di un bullo a scuola.
Ci sarebbe anche il rischio di un pericolosa deriva del fanatismo e della xenofobia, dato che un clima di impunità e di giustizialismo fai-da-te finirebbe per armare la mano di esaltati e fanatici politici. Soggetti che, imbevuti di propaganda d'odio, si sentono legittimati a sparare contro innocenti, additati come un presunto "pericolo" per l'integrità del territorio o per una fede religiosa sgradita alla legga.

Inseguire la pancia dell'elettorato giustificando l'ingiustificabile non rende le nostre città più sicure. Al contrario, spalanca le porte a un far west sociale in cui la legge del taglione sostituisce il diritto, trasformando la paura in una bomba a orologeria.
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