Castellane e il ritorno di un’ossessione anacronistica

Nonostante Vannacci abbia tratti somatici magrebini, pare evidente voglia raccattare i voti dei razzisti propinandoci le sue teorie sulla "purezza della razza".
La stampa populista lo sta aiutando ad alimentare un clima d'odio in cui le persone vengono etichettate per etnia o per orientamento sessuale, in cui il credo religioso diventa una "colpa" e in cui si promettono deportazioni etniche senza mostrare alcuna vergogna. Ed è in quel vlima che Bonifacio Castellane prende di mira la giornalista Marianna Aprile, scivola in una retorica che appare tanto pretestuosa quanto inquietante nei suoi richiami ideologici.

Il tweet di Castellane si apre con l'accusa di "sentirsi meticcia" per poi arrivare al vero salto logico avviene: "Il problema è che se non ti senti meticcio tu sei un razzista".
Questa affermazione non è solo un’iperbole; è un sofisma che svuota di significato termini complessi come "razzismo" e "identità". Castellane tenta di imporre una categorizzazione manichea in cui l’identità individuale diventa una misura di moralità, trasformando il rifiuto di aderire a una specifica narrazione ideologica in una colpa morale.
Ciò che colpisce maggiormente è il recupero del concetto di "meticciato" come perno centrale del discorso. Tale terminologia risveglia echi di un passato che speravamo confinato ai libri di storia, in particolare ai discorsi dell’epoca fascista sulla purezza, sulle gerarchie razziali e sulla gestione biologica del corpo sociale.
Utilizzare il concetto di "meticciato" – termine che porta con sé il peso di discriminazioni e progetti di segregazione – per etichettare la contemporaneità, denota un’incapacità di leggere la complessità della società odierna al di fuori di schemi ideologici novecenteschi. Invece di discutere di integrazione, diritti o identità culturale in termini moderni, Castellane sceglie di riesumare una retorica che trasforma il dialogo in uno scontro tribale basato sulla definizione biologica o presunta tale degli individui.
Il post di Castellane è l’emblema di un modo tossico di fare comunicazione: si parte dall’attacco personale verso una figura professionale per approdare a un discorso che strumentalizza concetti storicamente carichi di odio. Il risultato non è una riflessione costruttiva, ma un tentativo di imporre un'agenda ideologica attraverso la denigrazione.
In altri messaggi, la foirma di Maurizio Belpietro sostiene di provare una sensazione di "liberazione" nel sentire l'ex generale che parla di meticciato, deportazioni teorie razziali come se fossimo tornali nel Ventennio:

Evidentemente non comprende l'ondata di disgusto che prova chiunque crede nei valori della nostra Costituzione.