Cinismo social, quando la tragedia diventa clava politica


Nella logica della destra, se sei italiano, non hai fiducia nella polizia, vanti precedenti per minacce a mano armata, detieni illegalmente un'arma e hai commesso un duplice omicidio, diventi subito un eroe che andrebbe dispensato dal rispetto della legge. Se sei di origini straniere e muori soffocato mentre vieni tenuto a terra dalla polizia, rappresenti un'offesa alle forze dell'ordine.

Ricorrendo alle sue solite mistificazioni, il leghista Simone Pillon parrebbe voler sottolineare che il suo giudizio si basi sulla nazionalità delle vittime. Ovviamente si lamenta che altri non sostengano le sue convinzioni, senza mai spiegare perché la piazza che vorrebbe fosse organizzata da altri non se la organizzi lui.



Nel suo intervento pubblico, l'esponente leghista ha scelto di strumentalizzare una tragedia (ossia la morte di Monica Esposito, deceduta dopo settimane di agonia in seguito all'investimento a Modena) per alimentare la consueta narrazione divisiva.
​Il copione è sempre lo stesso: si sventola il dolore delle vittime italiane quando fa comodo alla propaganda, contrapponendolo strumentalmente ad altre vicende di cronaca per attaccare aprioristicamente l'avversario politico e delegittimare qualsiasi forma di mobilitazione civile. Il cinismo retorico si spinge fino al paradosso di accusare la sinistra di non scendere in piazza abbastanza, dimenticando opportunamente che la mobilitazione politica e il dibattito pubblico non rispondono a bandiere di parte, ma dovrebbero indignarsi davanti a ogni perdita di vite umane, senza bisogno di calcoli di convenienza ideologica o di contabilità etniche.

Non manca la consueta strumentalizzazione della religione, con Pillon che si premura di nominare il nome di Dio invano al fine di sostenere che l'Onnipotente non possa che pensarla come lui. Ma se Dio ha buona memoria, si ricorderà anche tutte le frasi omofobe di tutte me schedature etniche propinate da Pillon al suo pubblico?
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