Crescentini elogia il picchiatore vannacciano


Sin dai tempi dei picchiatori fascisti del Ventennio, una parte della destra sembra non aver mai abbandonato il sogno di un sistematico uso della violenza come strumenti di affermazione. Non sorprende, dunque, l'uscita dell'imprenditore Marcello Crescentini, il quale ha dichiarato apertamente di voler conferire una "medaglia" al militante vicino a Roberto Vannacci che ha aggredito e picchiato un senzatetto:



Se chi blocca il traffico mentirebbe di essere brutalmente picchiato dal primo estremista che passa, in totale assenza di processo o di tutele, che avremmo dovuto fare ad un imprenditore che ha rotto i sigilli apposto alla sua azienda dalle forze dell'ordine?



Lui può violare al legge perché eterosessuale bianco e il senzatetto meriterebbe pestaggi perché di origini straniere?

Qualcuno dovrebbe spiegargli un principio base della convivenza civile: non è lecito picchiare il prossimo. L'esercizio della violenza, ancor più se motivato da razzismo, odio sociale o intolleranza, non può essere giustificato né tantomeno glorificato. Celebrare simili atti non è solo un sintomo di degradazione culturale, ma un attacco diretto ai pilastri dello Stato di diritto.

Non meno opinabile è il messaggio in cui Crescentini mette al televoto la sua proposta di licenziare un lavorarore perché non parlerebbe bene l'italiano:



Il messaggio di Crescentini, deprecabile sotto molti punti di vista, potrebbe prestarsi anche ad una lettura alternativa. Non sarà che assuma migranti che non parlano l'italiano perché li può sottopagare? E ci dica, sulla base di quale busta paga dovrebbe "impegnarsi" per comprendere un datore di lavoro che lo denigrara e minaccia sui social?
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