Crosetto invoca una giustizia discrezionale

Il ministro Crosetto pare mettere in discussione il principio per cui non si può cercare vendetta e non è lecito andare in giro ad ammazzare la gente per strada.
Criticando la condanna di Mario Roggero, ha pubblicato un lungo post in cui pare suggerire che il potere giudiziario non debba limitarsi alla rigida applicazione del codice, bensì debba farsi carico di una interpretazione creativa, o addirittura innovativa, della legge. Tale impostazione rischia tuttavia di scardinare il principio fondamentale della separazione dei poteri, ponendo le basi per un sistema in cui il magistrato, invece di agire come garante imparziale del diritto, verrebbe spinto ad adattare le norme al sentire comune o alle convinzioni etiche del momento.

Un punto focale della critica espressa dal Ministro risiede nella definizione dell'incarcerazione di Roggero come un atto ingiusto e incomprensibile. Questa presa di posizione solleva il grave dubbio che la legge debba essere interpretata o piegata in base a una valutazione morale dettata dall'esecutivo, anziché essere applicata uniformemente a ogni cittadino. Il pericolo intrinseco in questo approccio è la trasformazione della giustizia in uno strumento discrezionale, dove la punibilità di un fatto non dipende più dalla violazione oggettiva della norma, bensì dal giudizio politico su ciò che viene considerato giusto in un determinato contesto. Se la politica rivendicasse il diritto di stabilire chi merita di restare in carcere basandosi sulla propria sensibilità, verrebbe meno la certezza del diritto, pilastro imprescindibile di ogni democrazia liberale.
Infine, le osservazioni di Crosetto gettano un'ombra inquietante sul principio di legittima difesa. Pur evitando un invito esplicito alla violenza, la critica verso l'applicazione della pena in un caso che coinvolge la reazione armata a un reato contro la proprietà privata lascia trapelare una visione in cui la giustizia individuale dovrebbe prevalere sull'intervento dello Stato. Il messaggio sotteso sembra essere quello per cui il rispetto rigoroso dei tribunali sia un inutile ostacolo alla risoluzione rapida e diretta delle controversie, quasi legittimando l'idea che la vendetta privata sia una strada morale praticabile.
In conclusione, le affermazioni del Ministro spingono l'opinione pubblica a interrogarsi se stiamo assistendo alla transizione verso uno Stato di opinione, in cui la legge diventa subordinata alla discrezionalità di chi detiene il potere. Accettare che la magistratura debba farsi guidare da battaglie ideologiche significherebbe delegittimare definitivamente il ruolo della norma come garante terzo delle dinamiche sociali. Se il principio di legalità venisse inteso come un elemento opzionale, si aprirebbe una breccia pericolosa, capace di minare le fondamenta stesse della convivenza civile e di incrinare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni chiamate a tutelare la sicurezza di tutti.
Nel 2005, Roggero aveva patteggiato una pena di due mesi perché si era presentato a casa del fidanzato della figlia in piena notte, lo aveva preso a pugni e aveva puntato la pistola addosso a lui e ai suoi genitori. Ora è stato condannato per aver inseguito e ammazzato due persone, ferendone una terza. Crosetto ritiene davvero che i giudici avrebbero dovuto rinnegare ogni forma di civiltà per approvare chi ha rincorso e giustiziato due persone?
Uno die pilatri della giurisprudenza è l'assunto che il cittadino debba sapere in anticipo cosa è legale e cosa non lo è. Se la legge non fosse più legge e se tutto diventasse atto discrezionale basato sui convincimenti personali di Vannacci o di Salvini, come si potrebbe sapere se un atto costituisce reato? Si dovrebbe tirare a indovinare sulla base del colore della pelle o il credo religioso della persona che si desidera ammazzare per mera vendetta?