Dalla parte di chi? Le gite di Salvini

Salvini pare particolarmente propenso alle gite fuori porta. Prima è andato a trovare i due extracomunitari del bosco, elogiandoli perché non rispettano le nostre leggi in tema di diritti dei minori. Poi è andato a trovare Roggero in carcere, intenzionato a chiedere l'impunità per chi commette un duplice omicidio. Ora si è diretto a Bologna, dove un uomo è morto soffocato durante un fermo di polizia, ritenendo di dover fare il tifo contro la vittima prima ancora che venga fatto un qualunque accertamento.
Evidentemente non ha imparato nulla dalla vicenda di Rogoredo, dove raccolse firme per chiedere l'assoluzione preventiva dell'agente, anche se poi si è scoperto che era proprio quest'ultimo a chiedere il pizzo agli spacciatori.

Anche questa volta ha deciso di sostenere un'assoluzione preventiva mentre le indagini sono ancora in corso, quasi sentisse il disperato bisogno di una corsa al consenso, con l'ansia costante di anticipare le mosse di Vannacci.
Ma mentre urla che loro starebbero "sempre" con le forze dell'ordine, in aula si vota per boicottare le loro indagini non appena a essere indagato è un politico.

C'è poi un cortocircuito logico e culturale insostenibile nell'affermazione "sempre dalla vostra parte". Sostenere le forze dell'ordine "sempre", a prescindere, significa infatti capovolgere il senso stesso dello Stato di diritto: non significa difendere l'istituzione o i suoi operatori onesti, ma pretendere di giustificare anche chi sbaglia, chi abusa del proprio potere o chi calpesta le regole che è giurato di servire. Una divisa non conferisce un'immunità morale o legale automatica; fare il tifo per chiunque indossi una casacca, persino quando si macchia di reati o violenze, non è vicinanza alle forze dell'ordine, ma tifoseria cieca e pericolosa che finisce per delegittimare proprio la stragrande maggioranza degli agenti onesti che fanno il proprio dovere nel rispetto della legge.