​"Difatti moriranno": la deriva cinica e disumana dell'articolo di Max Del Papa


Vannacci va in televisione a dire che i gay dovrebbero accontentarsi di come lui gli permetta di poter guidare un'automobile. Il sindaco mussulmano di New York è in prima linea nella difesa dei diritti lgbt. Eppure i populisti vorrebbero usare l'attentato al Pride di Berlino per sostenere che chi non è razzista dovrebbe esserlo perché i fondamentalisti islamici sarebbero omofobi quasi quanto quelli nostrani. Ed ovviamente lo dicono mentre danno sfoggio della loro omofobia.

L'articolo firmato da Max Del Papa e pubblicato da Nicola Porro rappresenta un manuale perfetto di come la polemica politica possa degenerare in un esercizio di irrisione sistematica e qualunquismo aggressivo. Sotto la maschera di un presunto realismo geopolitico, il testo si trasforma in una sequenza ininterrotta di caricature grottesche, disprezzo per la dignità altrui e generalizzazioni grossolane, pensate unicamente per solleticare la pancia del lettore attraverso la derisione del diverso.



L'articolo (se così si può chiamare una simile schifezza) cerca di mettere a frutto un attentato al Pride di Berlino per insultare e denigrare i gay.
Fin dalle prime battute, il pezzo rinuncia a qualsiasi argomentazione razionale per affidarsi a un sarcasmo da cortile, condito da tic linguistici infantilizzanti e omofobi (“fri fri palestai”*, *“il tip* vuol l'Imam”*, *“vestit* da centurione romano”). L'obiettivo non è criticare un'opinione, ma sbeffeggiare l'aspetto fisico e l'identità di un partecipante al Pride:

La cosa deliziosa, ma veramente impagabile, è che quest* qui mentre espone la sua geopolitica è precisamente vestit* da centurione romano, pare uscito da uno di quei video fatti con l'intelligenza artificiale, sprecata, dal General Vanesio.

Ridurre una manifestazione complessa e le opinioni di singoli individui a macchiette da deridere serve a costruire un bersaglio facile. L'uso dei placeholder con l'asterisco non è inclusività o cautela, ma un vezzo sarcastico per marcare la distanza e disumanizzare il soggetto, trattandolo alla stregua di un fenomeno da baraccone.

Nel tentativo di imbastire un discorso sui diritti calpestati nei Paesi a maggioranza islamica, l'autore compie un salto logico pericoloso, addebitando la colpa delle violenze alle vittime stesse della violenza o a chi invoca il dialogo.

Questi più li salvano e più si danno in pasto ai carnefici ballando frì frì palestai. Gli omosessuali sono braccati in ogni Paese islamico, senza eccezioni, ma la sharia prescrive di sopprimerli comunque purché 'in prossimità' di una comunità islamica...

Il testo mescola deliberatamente la critica legittima alle teocrazie fondamentaliste con il disprezzo verso chiunque, all'interno del mondo LGBTQ+, rifiuti la logica dello scontro di civiltà o esprima solidarietà ai civili palestinesi. Sostenere che i manifestanti "si diano in pasto ai carnefici" perché chiedono diritti o pace è un'argomentazione capziosa che sposta subdolamente la responsabilità dal carnefice alla vittima.

Il pezzo si chiude con una nota di un cinismo agghiacciante, che rivela il vero tono dell'articolo: non la preoccupazione per i diritti umani, ma il compiacimento sprezzante verso la sfortuna o il pericolo altrui.

Ma che glielo diciamo a fare alla centuriona barbuta? Lei vuole l'Imam, anche se, sotto sotto, probabilmente vuole pure il parà. Lo sanno o non lo sanno, lo capiscono o non lo capiscono come stanno le cose? Lo capiscono, lo capiscono... Ma morirebbero piuttosto che rinunciare al loro conformismo della viltà. Difatti moriranno. Ancora e ancora.

Scrivere "difatti moriranno" riferendosi a persone che sfilano per i propri diritti o che esprimono opinioni politiche giudicate "ingenue" supera ampiamente il perimetro del giornalismo d'opinione. È una forma di violenza verbale che normalizza la minaccia e trasforma il dissenso politico in una condanna a morte emessa dalla tastiera di un opinionista.
E tutto questo perché qualcuno pensa che Vannacci non sarebbe preferibile ai mussulmani.

Attraverso un collage di citazioni estrapolate, insulti travestiti da ironia e una totale assenza di empatia umana, il testo di Max Del Papa fallisce miseramente su ogni fronte: non informa, non argomenta, ma si limita a spargere bile contro chiunque rifiuti la logica del muro contro muro. Ma forse è quel nulla ciò che cercano i lettori di Porro.
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