Giù le mani dalla realtà: l'attacco di Provita Onlus allo scautismo cattolico


Da settimane l'organizzazione Pro Vita & Famiglia sta conducendo una violenta campagna contro l'AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), sostenendo che sarebbe inammissibile la loro scelta di non cacciare e di non emarginare le persone gay. A detta loro, solo chi è eterosessuale e cisgender potrebbe dirsi pienamente cristiano e idoneo a educare dei minori.

In un video pubblicato sui social, il presidente onorario dell'organizzazione, Toni Brandi, attacca frontalmente l'associazione con parole violente, caratterizzate dal suo farsi delle domande da solo per spacciare le sue opinabili risposte come se fossero verità rilevata:

Il mondo progressista esulta, la l'Agesci fa bene ad accogliere i capi queer e transgender come guide per bambini e adolescenti? Falso. È un totale tradimento educativo. Qui non si parla di generica inclusione, ma di una domanda precisa. Ha senso affidare la guida morale e spirituale di giovani scout cattolici a persone che vivono in aperto contrasto con la legge naturale e l'insegnamento della Chiesa? La risposta è no.
Il metodo degli scout cattolici si fonda sulla testimonianza di fede e su rispetto della realtà. Mettere al capo di bambini e adolescenti, educatori che rifiutano l'ordine naturale delle cose è una contraddizione pedagogica devastante che crea solo caos identitario in una fase delicatissima della crescita. Il contrasto è clamoroso.
Proprio parlando al mondo scout, il Papa ha ricordato che solo scoprendo il valore profondo della propria identità biologica di uomo o di donna, si impara a incontrare davvero gli altri. Ho richiamo fermo che evidenzi la distanza tra la svolta dell'Agesci, il magistero e la retta ragione. Damanti a questa deriva, genitori e cattolici non possono restare in silenzio.
È il momento di alzare la voce e rifiutare che l'educazione dei più piccoli diventi un terreno di sperimentazione ideologica. E no, l'Agesci ha fatto malissimo. Difendere bambini e adolescenti da queste derive è un dovere.

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Il livore del video mostra chiaramente quale sia l'obiettivo di Toni Brandi: imporre un'agenda ideologica escludente a un'associazione che ha invece scelto la via del Vangelo, dell'ascolto e del cammino comune. Nello scomposto tentativo di attaccare l'AGESCI, Provita scivola però in contraddizioni ridicole e in affermazioni che sfiorano la blasfemia.

Il primo elemento che salta all'occhio è il cortocircuito comunicativo di Provita. Per anni l'organizzazione ha abusato dello slogan populista "Giù le mani dai bambini", utilizzandolo come grimaldello retorico per spaventare i genitori e bloccare qualsiasi discussione sui diritti civili o sulla prevenzione del bullismo.
In questo video, tuttavia, assistiamo a una declinazione che rasenta il ridicolo: lo slogan si trasforma magicamente in "Giù le mani dallo scautismo cattolico". L'effetto parodistico è immediato. Un'organizzazione esterna, che nulla ha a che fare con la pedagogia di Baden-Powell e con la vita sul campo dei gruppi scout, si arroga il diritto di dire all'AGESCI come deve gestire i propri capi e i propri ragazzi. Il tentativo di appropriarsi di un'esperienza educativa complessa e strutturata, riducendola a un proprio feudo ideologico da difendere, dimostra solo quanta disperazione ci sia dietro la loro propaganda.

L'aspetto più grave e profondo dell'attacco di Provita non è però politico o pedagogico, ma teologico. Sostenere che i cristiani queer non possano educare, o che la loro stessa esistenza sia praticamente un "insulto a Dio", significa nei fatti ridurre la fede a uno strumento di discriminazione e sbarramento.

Presentare l'inclusione e l'accoglienza come un "peccato" contro l'ordine naturale significa dipingere Dio non come Padre, ma come un giudice spietato, ossessionato dalle etichette di genere e dagli orientamenti affettivi. Questo modo di intendere la fede è profondamente blasfemo: ribalta il messaggio evangelico, trasformando il comandamento dell'amore e della carità in un mandato di esclusione e di disprezzo. Affermare che le persone LGBT+ siano nemiche di Dio e dei bambini significa, nei fatti, teorizzare che Dio sia odio. Una posizione che non ha nulla a che vedere con il Cattolicesimo e con la dottrina della Chiesa.

Le accuse lanciate nella clip crollano miseramente sotto il peso dei fatti e della realtà associativa:
  • La strumentalizzazione del Papa: Il video isola singole frasi del Pontefice per giustificare la cacciata delle persone queer. Dimentica, deliberatamente, che proprio Papa Francesco ha insistito sul concetto di una Chiesa aperta a tutti ("todos, todos, todos"), ha autorizzato le benedizioni per le coppie dello stesso sesso e ha ribadito che le persone trans e omosessuali sono figli di Dio e parte integrante della comunità cristiana.
  • La menzogna della "sperimentazione ideologica": Accogliere e valorizzare un capo scout per la sua maturità, il suo equilibrio, la sua promessa e la sua capacità di servire il prossimo non è "ideologia". È la normale applicazione del metodo scout. I capi AGESCI non vengono scelti in base alla loro vita privata, ma in base alla loro testimonianza di fede e di servizio civile.
  • Il fantomatico "caos identitario": La pedagogia moderna e la quotidiana esperienza scout dimostrano che l'educazione al rispetto e all'autenticità non crea confusione, ma salva vite. I ragazzi e le ragazze hanno bisogno di educatori veri, capaci di ascoltare e di mostrare che non esistono cittadini o cristiani di serie B. La vera "contraddizione devastante" è quella di chi vorrebbe insegnare ai giovani il disprezzo e la discriminazione travestendoli da virtù cristiane.

L'AGESCI ha semplicemente scelto di rimanere fedele alla propria missione: camminare insieme ai giovani, senza lasciare indietro nessuno. Di fronte ai tentativi di Pro Vita di erigere muri e seminare intolleranza, la risposta migliore resta la realtà di migliaia di gruppi che, ogni giorno, testimoniano che l'unico vero ordine naturale è quello fondato sul rispetto reciproco e sull'amore.
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