Il pastore e il giocatore di basket: cronaca di un attacco alla dignità umana

Il pastore evangelico Luigi Carollo è tornato ad attaccare le persone transessuali, propinando ai suoi proseliti una narrazione polarizzata riguardante una vicenda giudiziaria accaduta in Australia:

Il post fa riferimento a una controversia legale che ha coinvolto Jasmine Sussex, una consulente per l'allattamento, e Adrian "Jennifer" Buckley, una donna transgender. Il cuore della disputa non è una fantomatica persecuzione contro la "verità biologica", ma le modalità di comunicazione professionale e il rispetto delle normative contro la discriminazione che vigono in Australia.
Buckley ha infatti avviato un procedimento presso il Queensland Civil and Administrative Tribunal (QCAT) lamentando che i commenti pubblici della Sussex fossero discriminatori e offensivi nei suoi confronti in quanto donna transgender. In particolare, contesta l'uso del termine "chestfeeding" (allattamento al torace) cone strumento di negazione della sua identità di genere.
Ovviamente il tribunale non sta processando "la verità" come sostenuto da Carollo, ma sta valutando se le esternazioni della Sussex abbiano violato le leggi statali contro la discriminazione, che tutelano le persone da molestie basate sull'identità di genere.
Il post pubnlicato da Carollo (probabilmente scopiazzato dalla solita Provita Onlus) utilizza diverse strategie tipiche della retorica anti-LGBT per costruire una narrazione allarmistica. Ad esempio, si sostiene che la Sussex sia finita in tribunale per aver detto "una verità ovvia". Questa è una semplificazione che omette il contesto delle leggi antidiscriminazione. La libertà di espressione in Australia, come in molti altri ordinamenti democratici, ha dei limiti quando si trasforma in molestia o discriminazione mirata verso un individuo protetto dalla legge.
Il post si premura poi di etichettare la Buckley come "uomo che si identifica donna". Questa modalità di riferirsi a una persona transgender è una forma di misgendering intenzionale, utilizzata per negare la dignità e l'identità della persona coinvolta, ed è un elemento centrale della condotta che spesso viene contestata nei procedimenti per discriminazione.
Non manca un linguaggio allarmistico ("follia gender", "le madri vengono cancellate", "terreno di sperimentazione ideologica") per presentare i diritti delle persone transgender come una minaccia esistenziale per la società e la famiglia. Questo serve a creare un nemico comune e a spostare l'attenzione dai fatti legali specifici verso una guerra culturale.
E visto che il vittimismo va di moda tra i populisti, si presenta la Sussex come una martire della libertà di parola, occultando il fatto che la disputa riguarda il modo in cui una professionista interagisce con il pubblico e con persone che hanno caratteristiche protette, garantendo che i servizi offerti siano inclusivi e non discriminatori.
Il punto più inquietante, tuttavia, emerge osservando i commenti al post. Personaggi come Andrea Vani, giocatore di basket della Polisportiva Lazio 1932, utilizzano quello spazio per scatenare una vera e propria aggressione verbale. Vani, infatti, definisce le persone trans come "disagiati" che avrebbero bisogno di "cure", riportando in auge una retorica di patologizzazione ormai scientificamente superata e profondamente discriminatoria. Non contento, ricorre a insulti volgari, storpiando i nomi di realtà attiviste e arrivando a paragonare le persone a escrementi, in una ricerca ossessiva dell'offesa gratuita. Ovviamente parla al maschile delle donne trans e al femminile degli uomini gay, così la dignità umana possa essere violentara in ogni circostanza.


Ciò che rende questa dinamica particolarmente grave è la complicità di Luigi Carollo. Il pastore evangelico non si limita a ospitare queste esternazioni, ma le approva attivamente, elargendo "cuoricini" ai commenti violenti di Vani. In questo modo, l'autore del post trasforma il suo profilo in un luogo dove l'intolleranza non solo è permessa, ma viene celebrata e validata.
Update 8/7: In risposta al mostro post, Carollo e Vani si si sono trincerati dietro una presunta difesa della "verità", arrivando a dichiararsi disposti ad affrontare conseguenze legali pur di reiterare affermazioni che, nel contesto, servono solo a negare l'identità delle persone transessuali. Non si tratta di un confronto sulle idee, ma di una provocazione che mira a cristallizzare la polarizzazione.
Il tenore dei commenti che continuano a popolare lo spazio di Carollo conferma purtroppo la deriva verso cui è stato spinto il dibattito:




Come si evince, il pastore continua a offrire spazio a messaggi che evocano patologizzazione ("farsi vedere da uno psichiatra", "riaprite i manicomi") e termini denigratori come "travestiti da 4 spicci", accompagnati da paragoni disumanizzanti ("come i topi di fogna"). La scelta di Carollo di mantenere attiva tale discussione e di convalidare attivamente queste posizioni dimostra come la piattaforma si sia trasformata in un vero e proprio megafono per l'intolleranza.
Invece di promuovere un dialogo costruttivo, i protagonisti hanno preferito la via della delegittimazione, confermando che, per loro, la libertà di espressione è utilizzata strumentalmente non per discutere, ma per colpire la dignità di chiunque si discosti dalla loro opinabile visione del mondo.