Il pastore evangelico che calpesta il quinto comandamento


Era effettivamente strano che il pastore evangelico Luigi Carollo non si fosse ancora precipitato a difendere il duplice omicidio commesso da Mario Roggero. Ed ovviamente ha cercato di farlo contrapponendolo ad una vicenda di cronaca nera profondamente diversa, che lui cerca di mettere sullo stesso piano.



Nel suo messaggio pubblico, Carollo esordisce scagliandosi contro la comunicazione mediatica e contro fantomatici "partiti pro-criminali", in cui lui parrebbe far confluire chiunque non sia di estrema destra quanto lui.
Si lamenta perché nel caso di El Koudri si sia dato peso ai suoi problemi psichiatrici, mentre per Roggero non si sarebbero invicate scuse davanti ad un uomo benestante che ha rincorso due persone con un'arma detenuta illegalmente con l'obiettivo di ucciderle nonostante il percolo fosse cessato. E lo ha fatto dopo aver minacciato con un'arma il fidanzato della figlia, motivo per cui alla fine ha semplicemente vissuto sulla propria pelle ciò che ha fatto sl prossimo suo.

Un pastore dovrebbe sapere che l'ira è un peccato capitale e che il quinto comandamento invita a non uccidere. Ma lui ha preferito accostare due realtà così giuridicamente e fattualmente incomparabili pur di propinarci la solita forzatura retorica funzionale a cavalcare una certa narrazione politica di destra. Ma giustificare o edulcorare l'azione di un cittadino che insegue e uccide dei fuggitivi in strada rischia di legittimare una pericolosa deriva giustizialista e sommaria, dove lo Stato di diritto viene subordinato alla vendetta privata e all'emotività del momento.
Affermare, come fa Carollo, che si sia scambiato il male in bene e viceversa finisce per applicarsi come specchio critico allo stesso post.

L'uso di parallelismi forzati tra lo straniero autore di un piano criminale a Modena e la figura del commerciante italiano, idolatrato come giustiziere, evidenzia la tendenza a polarizzare il dibattito pubblico, sacrificando la complessità dei fatti e la sacralità della vita umana sull'altare del consenso social.

Tra i commenti, troviamo il pastore pronto a ridere perché il solito giocatore di basket della Polisportiva Lazio 1932 sostiene che solo i "soliti cessi sinostronzi" potrebbero credere nella sacralità della vita. E c'è pure chi vorrebbe bruciare vivi ineri gruppi sociali usando il napalm.







Buffo, vero. Gesù invitava a porgere l'altra guancia, ma i seguaci di Carollo preferiscono stragi e uccisioni sommarie. Anzi, la vendetta viene descritta come "un bene".
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