Il vittimismo leghista


Il post pubblicato dalla Lega su X, che riporta le offese ricevute da Anna Cisint, offre uno spaccato significativo di una strategia politica basata sul paradosso del vittimismo. Sebbene la condanna di minacce e intimidazioni sia un atto dovuto in qualsiasi dibattito democratico, la narrazione costruita attorno a questo episodio rivela una precisa tecnica di polarizzazione. Invece di limitarsi a stigmatizzare il gesto vandalico, il contenuto del post in innesca immediatamente un meccanismo di attacco e punta il dito contro "anarchici" o "comunisti", senza fornire prove concrete che attestino l'effettiva paternità di tali gruppi riguardo alle scritte in questione.
Questo approccio trasforma un singolo episodio di cronaca in uno strumento utile a consolidare la retorica del "noi contro loro", presentando il partito e i suoi esponenti come vittime costanti di un odio unilaterale.



La contraddizione diventa evidente nel momento in cui a denunciare intolleranza è una forza politica che, nel proprio agire istituzionale e comunicativo, promuove frequentemente posizioni basate sulla chiusura, sull'intolleranza verso l'altro e sulla retorica della deportazione etnico. Il vittimismo, in questo contesto, finisce per fungere da scudo retorico: permette di sottrarsi al confronto critico sulle proprie politiche divisive, spostando il piano della discussione su una presunta persecuzione subita e cristallizzando l'immagine di un potere che, nonostante le polemiche, dichiara di non voler mai arretrare.
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