Indy Gregory, Pillon e la retorica del "miracolo" che strumentalizza il dolore

Ricordate la storia di Indy Gregory? È quella triste vicenda di una bambina terminale, al centro di una battaglia legale internazionale dove il diritto alla cura è stato trasformato in una disputa ideologica. In quell'occasione, l'ex senatore Simone Pillon si era distinto per la sua battaglia volta a concedere la cittadinanza italiana alla piccola, un gesto che, lungi dall'essere una reale tutela, appariva come un tentativo di sottrarla alle decisioni dei medici e dei giudici inglesi, prolungando, di fatto, l'agonia di una creatura in condizioni disperate.

Oggi, a distanza di tempo, Pillon commenta il fatto che i genitori di Indy, Dean e Claire, hanno avuto un'altra figlia.
Ciò che colpisce – e che indigna – è la lettura che l'ex senatore dà alla vicenda. Nel suo post, Pillon sostiene che la nascita della nuova bambina sia un "regalo" inviato direttamente dalla sorellina morta dal cielo.
Questa narrazione non è solo intrisa di un fideismo mistico fuori luogo, ma rappresenta l'ennesima, inquietante strumentalizzazione del dolore altrui. Ridurre la nascita di un bambino alla dinamica di un "miracolo" postumo attribuito a una sorella defunta serve solo a continuare a cavalcare l'onda emotiva di una tragedia che avrebbe richiesto, soprattutto da parte di figure pubbliche, il massimo rispetto e il silenzio, piuttosto che una continua riproposizione ideologica.
È un modo di fare politica che non conosce sosta, nemmeno di fronte alla vita e alla morte: trasformare ogni evento in un manifesto, ogni dolore in un tassello della propria visione del mondo. Pillon non celebra la vita, ma utilizza il ricordo di una bambina scomparsa per ribadire la sua retorica, ignorando la complessità umana dietro il lutto dei genitori, che viene fagocitato da una narrazione pubblica che poco ha a che fare con il conforto e molto con la propaganda..