Ipocrisie politiche: il caso Pillon e il confine della "libertà religiosa"


Per anni gli esponenti della Lega hanno utilizzato una retorica basata sul timore, accusando le comunità musulmane di omofobia estrema. Dicevano che gli odiati islamici avrebbero gettato tutti i gay dai tetti dei palazzi. Peccato che ora si ergano a difensori di suore che si rifiutano di rispettare le norme sulla protezione dell’identità di genere, attaccando un sindaco mussulmano che è accusato di non essere omofobo quanto loro:



Nel suo post, il leghista Simone Pillon liquida il tema della dignità umana delle persone transessuali come una "scemenza", sostenendo che la propria interpretazione di "libertà religiosa" dovrebbe prevalere sulle tutele civili. È emblematico notare come Pillon arrivi a definire l'amministrazione di New York come di "estrema sinistra" e citi il sindaco come responsabile di una fantomatica persecuzione degli intolleranti, quando in realtà la questione riguarda esclusivamente l'applicazione di una legge statale. Ma forse ha ritenuto che attaccare un sindaco mussulmano, odiato dai leghisti perché mussulmano, gli avrebbe permesso di cavalcare l'odio religioso oltre a quello transfobico.

​La narrazione proposta da Pillon risulta pericolosa sotto diversi profili. Innanzitutto, l'idea che la "libertà religiosa" possa giustificare la violazione di norme statali apre un precedente rischioso, poiché, seguendo questa logica, qualsiasi comportamento discriminatorio potrebbe essere legittimato appellandosi a una visione religiosa privata. Inoltre, la scelta di citare il sindaco Mamdani per polarizzare il dibattito su base confessionale appare come un chiaro tentativo di distrarre dall'oggetto reale della disputa, che è la conformità delle strutture sanitarie alle leggi dello Stato di New York.
​Il contesto legale, del resto, è ben diverso da come viene descritto nel tweet. Come evidenziato anche dal titolo dell'articolo allegato al suo post (ossia DOJ Joins Catholic Nuns in Lawsuit Against N.Y. Transgender Law) le suore in questione hanno promosso un'azione legale preventiva contro le autorità statali per evitare sanzioni, come la possibile perdita della licenza sanitaria, dovute al loro rifiuto di utilizzare i pronomi preferiti dai pazienti. In definitiva, la posizione di Pillon appare meno legata a una reale difesa della libertà di culto e molto più finalizzata a un attacco ideologico contro i diritti civili, utilizzando la religione come scudo per legittimare la discriminazione.
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