Quelli che usano la Bibbia cone legittimazione all'omofobia


In occasione del Pride Month, i social sono pieni di messaggi che cercano di utilizzare passi scritturali per legittimare l'omofobia. Ne è un esempio questo post, simile nei toni a molti altri:



L’autore cita brani paolini come Romani 1:26-27 e 1 Corinzi 6:9-10 per sostenere che la "Parola di Dio" sia intrinsecamente ostile all’identità sessuale e alle relazioni non conformi ai canoni eteronormativi, invocando tali testi come monito contro l'espressione di queste persone nello spazio pubblico.
Il tentativo è di isolare specifici versetti per trasformarli in armi ideologiche, attingendo da quegli stessi brani in cui si sostiene che una donna dovrebbe racere alla presenza di uomini e sottomettersi a loro.

L'uso strumentale di testi sacri per giustificare l'odio o l'esclusione ignora deliberatamente la complessità ermeneutica necessaria per approcciarsi a scritti antichi. Per assurdo, chi pretende di applicare alla lettera le prescrizioni contro l'omosessualità dovrebbe, per coerenza logica, sottostare a una miriade di altre norme presenti nel Levitico o nell'Esodo. Ci sono prescrizioni che vietano di mischiare tessuti diversi, di mangiare crostacei o che prescrivono la lapidazione per chi lavora di sabato.
Ignorare tutto il resto e citare testi contro un solo gruppo sociale è solo un vile tentativo di trasformare un testo religioso in uno strumento di discriminazione sociale.

Ridurre un testo sacro a un elenco di proibizioni funzionali a negare i diritti altrui non solo svuota il messaggio spirituale di profondità, ma crea una frattura sociale pericolosa. Quando la religione viene imbracciata per invalidare l'esistenza e la dignità di un gruppo di persone, essa smette di essere uno spazio di confronto per diventare uno strumento di potere.
La sfida, in un contesto pluralista, non è decidere se la Bibbia sua omofoba, ma riconoscere che la dignità umana di ogni cittadino non può e non deve essere messa in discussione attraverso l'uso arbitrario e decontestualizzato di versetti antichi. Il rispetto reciproco richiede di andare oltre la citazione dogmatica per approdare a un dialogo che ponga al centro la persona, e non l'ossessione per il controllo della vita altrui.
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