La crociata di Pillon contro la de-sessualizzione delle atlete femminili

È ormai un esercizio retorico costante quello di Simone Pillon, che riesce a strumentalizzare quasi ogni notizia, piegandola a una visione del mondo ideologica e polarizzante. Oltre alle sue ormai consuete posizioni sul mondo trans, basate sulla negazione dell'identità di genere, desta particolare sconcerto la sua reazione alle nuove linee guida per le riprese televisive nell'atletica leggera.
Pillon ha commentato le direttive, volte a limitare inquadrature voyeuristiche o eccessivamente focalizzate su parti del corpo delle atlete durante le gare, con una domanda retorica: "Ma a questi fa proprio così schifo vedere una bella ragazza impegnata nelle gare di atletica?".

Questa reazione rivela una profonda incomprensione, o forse una precisa volontà di distorsione, riguardo al tema della rappresentazione mediatica. Le linee guida in questione non vietano di mostrare le atlete, ma suggeriscono un necessario cambio di prospettiva nel linguaggio televisivo per tutelare la dignità delle sportive.
L'obiettivo primario è infatti quello di de-sessualizzare l'immagine della donna nello sport, spostando il focus dal corpo come oggetto del desiderio alle prestazioni atletiche e tecniche. Lamentarsi perché non sarà più possibile indugiare su inquadrature che isolano dettagli anatomici, spesso utilizzate impropriamente per alimentare contenuti a sfondo sessuale, significa di fatto difendere una cultura in cui il corpo femminile viene mercificato per compiacere lo sguardo maschile, anziché essere valorizzato per il merito sportivo. In sostanza, Pillon interpreta una misura volta a garantire maggiore professionalità nel racconto sportivo come una forma di censura, finendo per difendere implicitamente proprio quel modello di consumo visivo che la società civile sta cercando di superare.