​La "giustizia sostanziale" di fazione: così la Lega demolisce lo Stato di diritto


​Tre gradi di giudizio hanno stabilito che Mario Roggero è un assassino, dato che andare in giro per strada ad ammazzare la gente non rientra nei parametri della "legittima difesa" stabiliti persino nella riforma voluta da Matteo Salvini. Eppure, Salvini continua ad andare a trovarli in carcere, mentre Anna Cisint sostiene implicitamente che l'assassino sarebbe la vittima e che la sua personalissima opinione debba essere considerata un dato di fatto:



Esiste un momento in cui Roggero è stato vittima. Ma non quando ha minacciato con una pistola in mano il fidanzato della figlia o quando ha rincorso due persone per strada e li ha giustiziati con un'arma detenuta illegalmente. Poi, alla Lega piacerà pure chi non crede nel lavoro del ministro Piantedosi e preferire la giustizia sommaria, ma sostenere che un torto subito nel passato possa legittimare un duplice omicidio finisce per demolire le fondamenta della nostra cultura giuridica.
​È il classico e stridente cortocircuito di una forza politica che da sempre fa della retorica della "tolleranza zero", della "certezza della pena" e del primato dell'ordine i suoi cavalli di battaglia, salvo poi calpestare le sentenze definitive della magistratura e voltare le spalle alle istituzioni dello Stato quando il condannato appartiene alla propria area politica.
​Interessante è anche l'argomentazione secondo cui la Costituzione prevederebbe il ricorso alla grazia per dispensare dal rispetto della legge chi è politicamente affine. Invocare o sbandierare la grazia per un crimine di questa gravità significa pervertire un istituto di clemenza – previsto dal nostro ordinamento per ben altri criteri – riducendolo a un vero e proprio salvacondotto amicale.
​Ancora più grave è l'idea bizzarra che esisterebbe una "giustizia sostanziale" slegata dalle leggi vigenti, in cui i raid punitivi non andrebbero giudicati nelle aule di tribunale ma assolti in base al gradimento di fazione. Una deriva che sostituisce il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge con l'arbitrio dell'ideologia, minacciando le fondamenta stesse dello Stato di diritto.
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