La linea difensiva di Adinolfi

Mario Adinolfi si trova attualmente agli arresti domiciliari con l'accusa di truffa ed evasione fiscale.
Durante l'interrogatorio di garanzia, Adinolfi ha respinto categoricamente le accuse di aver raggirato i propri sostenitori. Il fulcro della sua difesa poggia sulla natura del gioco, definendo le operazioni contestate come semplici scommesse collettive in ambito sportivo e di poker. Sostiene che, trattandosi di gioco d'azzardo, il rischio di perdita sia insito nella dinamica stessa e che, di conseguenza, le accuse di truffa siano prive di fondamento giuridico.
A sostegno della propria teoria, l'indagato afferma che almeno novanta persone avrebbero ottenuto profitti attraverso la sua intermediazione, citando tra i partecipanti anche figure professionali qualificate come notai e professori. In merito ai prelievi contestati, come i versamenti alla madre o le spese per viaggi personali, Adinolfi chiarisce che si trattava di restituzioni di prestiti pregressi o di proventi derivanti dalla sua attività di consulenza. Ha inoltre definito un errore di superficialità la scelta di inserire causali specifiche in alcuni dei bonifici effettuati.
Insomma, la vittima sarebbe lui: “Io non sono un vigliacco, e lo ripeto non frego le vecchiette. Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi”.

Le accuse della Procura
Di tutt'altro tenore è l'impostazione dell'accusa. Per i magistrati, la struttura messa in piedi da Adinolfi non sarebbe stata una semplice gestione di scommesse tra privati, ma un sistema volto a indurre in errore i partecipanti.
Gli inquirenti contestano in primo luogo l'aver prospettato guadagni facili e sicuri, sfruttando la propria notorietà per attrarre capitali in un contesto dove il gioco d'azzardo richiederebbe una regolamentazione precisa. Inoltre, le indagini si concentrano sull'utilizzo delle somme versate dagli scommettitori. La magistratura ipotizza che i fondi non siano stati destinati esclusivamente alle scommesse, ma impiegati per scopi personali, configurando così una condotta illecita a danno dei risparmiatori.