La vera "vergogna di Stato" è la delegittimazione della giustizia

Forse ha ragione Emanuele Pozzolo a parlare di "vergogna di Stato", ma la vergogna non risiede certamente nel fatto che un cittadino sia stato condannato per un duplice omicidio volontario, ma nel tentativo di Lega e Futuro Nazionale di spacciare come "legittima difesa" un'esecuzione sommaria avvenuta per strada.
La narrazione che cerca di trasformare la condanna a 14 anni e 9 mesi di Mario Roggero in un attacco alla sicurezza dei cittadini è pericolosa.

Come si evince dal post pubblicato dallo stesso Pozzolo, si tenta di dipingere l'accaduto come un atto eroico di protezione verso la propria famiglia e il proprio lavoro. Eppure, la realtà giudiziaria parla un'altra lingua: Roggero non ha respinto un'aggressione in corso, ma ha inseguito i rapinatori, uccidendoli quando questi non costituivano più alcuna minaccia reale o immediata per lui o per i suoi cari.
È in questo scollamento dalla realtà che risiede il vero fallimento politico. Un rappresentante delle istituzioni che esprime pubblicamente "solidarietà" a chi decide di farsi giustizia da solo, arrivando a mettere in dubbio l'integrità morale dei magistrati, non sta difendendo i cittadini: sta dichiarando apertamente la propria sfiducia nello Stato di diritto e nel monopolio della forza legale.
Sostenere la giustizia privata significa aprire la porta all'anarchia, dove la vendetta sostituisce il processo e la pistola sostituisce il codice penale. Chi siede in Parlamento dovrebbe essere il primo custode del sistema democratico, non il megafono di chi, rinunciando alla legge, sceglie la via della violenza.