L'apologia della violenza di Susanna Ceccardi

La destra tende sempre più spesso verso l'apologia della violenza privata come forma di reazione a crimini o tentativi di truffa. Pare infatti molto grave che delle figure pubbliche plaudano all'uso della forza bruta da parte di privati cittadini contro presunti aggressori, come ha fatto la leghista Susanna Ceccardi:

L'elogio di un cittadino che si "fa giustizia da sé", in questo caso armato di un bastone per difendersi, può apparire a una lettura superficiale come una reazione istintiva di autodifesa. Tuttavia, quando questa narrazione viene veicolata e promossa da chi riveste ruoli istituzionali, la prospettiva cambia radicalmente. Non si tratta più dell'episodio isolato di una persona che reagisce in una situazione di paura, ma di un messaggio politico che legittima la violenza fisica come strumento di risoluzione dei conflitti.
Promuovere o glorificare tali comportamenti comporta rischi significativi per l'intera collettività. Innanzitutto, lo Stato di diritto si fonda sul monopolio della forza da parte delle autorità preposte; incoraggiare i cittadini a sostituirsi alle forze dell'ordine significa minare le fondamenta del patto sociale, creando un clima di incertezza e arbitrio dove la ragione rischia di essere data a chi è fisicamente più forte o più violento. Inoltre, l'uso della violenza genera quasi inevitabilmente altra violenza. Incoraggiare persone, specialmente le più vulnerabili, a usare le maniere forti non garantisce protezione ma, al contrario, le espone a ritorsioni pericolose che potrebbero trasformare un tentativo di truffa in una tragedia irreversibile.
Infine, è legittimo sollevare il dubbio che dietro l'enfasi su certi episodi ci sia una precisa strategia comunicativa. Alimentare la rabbia sociale e spingere i cittadini verso la giustizia sommaria sia un meccanismo che può essere facilmente strumentalizzato per scopi elettorali, creando un nemico pubblico verso cui indirizzare il risentimento, anziché proporre soluzioni concrete, preventive e basate sulla legalità.
Chi ha il compito di rappresentare i cittadini dovrebbe agire per rafforzare le istituzioni, promuovere la fiducia nelle forze dell'ordine e chiedere maggiore sicurezza attraverso i canali legali. Celebrare il ricorso al bastone significa abdicare al proprio dovere di guida politica, preferendo la scorciatoia della propaganda emotiva alla complessità della gestione democratica. La lotta alle truffe è una priorità assoluta che richiede prevenzione, educazione e presidio del territorio da parte dello Stato. L'apologia della violenza, al contrario, rappresenta un arretramento civile che non protegge nessuno e che espone chiunque, in una spirale di violenza fuori controllo, a pericoli ben maggiori. La politica dovrebbe essere il luogo dove si costruisce sicurezza, non quello in cui si inneggia al Far West.