Legge elettorale, Meloni bocciata dalla sua stessa maggioranza sui capolista bloccati


Giorgia Meloni ha governato per quattro anni facendo ampio ricorso alla questione di fiducia. Poi, davantiad un raro voto parlamentare libero, la sua proposta è stata bocciata dalla stessa maggioranza che sostiene l'esecutivo.

Risulta singolare l'approccio di Tommaso Cerno, il quale sembra voler dipingere la presidentessa del Consiglio come una vittima, citando il suo lamentarsi di una imprecisata di una "palude" che ostacolerbbe il suo operato e le sue pretese.



La premier ha scelto di usare termine "palude" per etichettare ogni forma di dissenso (anche interno alla sua coalizione), mostrando una concezione problematica della democrazia. Sostenere che solo le proprie decisioni siano corrette, ignorando le legittime divergenze emerse perfino tra gli alleati, trascura il fatto che il confronto parlamentare è l'essenza stessa del sistema democratico.
Quanto accaduto dimostra che, venuta meno la pressione costante del "voto di fiducia" come strumento di disciplina politica, le crepe interne alla maggioranza sono molto più profonde di quanto Palazzo Chigi voglia ammettere. Senza la minaccia implicita di far cadere il governo, il dissenso emerge naturalmente, rivelando una fragilità politica che il ricorso al voto di fiducia ha solo tentato di nascondere.

Non a caso, lo stesso Tommaso Cerno assicurava che tutta la maggioranza fosse "compatta" nel voler assecondare il volere della sua Giorgia Meloni. Il voto lo ha smentito:



Il Secolo d'Italia era arrivato persino a sostenere che l'emendamento che imponeva un capogruppo scelto dal partito avrebbe "compattato" la maggioranza:



Nonostante i parlamentari esistano proprio per esprimere il proprio parere, il quotidiano di Maurizio Belpietro ci spiega che la destra vorrebbe vendicarsi di chi non ha permesso che ogni desiderio di Giorgia Meloni fosse da ritenuto un ordine:



Interessante è osservare come la propaganda di destra voglia raccontare che le opposizioni avrebbero votato contro le "preferenze", evitando di spiegare che ad essere problematico era la loro volontà di bloccare i capolista e imporre la loro elezione:



Dato che Tommaso Cerno parrebbe considerare verità rivelata ogni parola venga pronunciata dalla sua Giorgia Meloni, ha persino titolato:



Saranno "mostri" anche quei 53 parlamentari della sua maggioranza che ha votato contro? Oppure la teoria è che basti insultare e si possono negare i fallimenti della sua pupilla?
Commenti