Oltre il cattivo gusto: la deriva retorica dell'ex generale


È francamente mortificante constatare come un ex ufficiale dell'Esercito Italiano ricorra a un simile becero artificio visivo, utilizzando dei meloni come protesi grottesche per deridere la Presidente del Consiglio, abbassando così il livello del confronto politico a una satira di pessimo gusto che offende, prima di tutto, il suo trascorso istituzionale.
L'episodio non si limita a una caduta di stile, ma si inserisce in una cornice comunicativa che attinge a piene mani dall'immaginario bellico e, in modo preoccupante, dalla retorica di stampo fascista.



Nel suo video, Vannacci dichiara:

La guerra si vince con il cuore e con l’acciaio e la sovranità al popolo può ancora essere restituita. Dopo la Caporetto che abbiamo vissuto a Montecitorio, dove i badogliani hanno sparato alla schiena del proprio schieramento, ci possiamo ancora irrigidire sul nostro Piave che è il Senato, laddove il voto segreto non si può fare. E allora porteremo allo scoperto quei vili che si sono nascosti nell'anonimato della pulsantiera. Chi può tiri fuori gli attributi e riproponiamo le preferenze al Senato. Terza lettura a Montecitorio, io garantisco il pieno supporto dei miei arditi futuristi che come durante la Battaglia del Solstizio sul Col Moschin fecero quello che intere divisioni non riuscirono a compiere. Come quegli arditi, noi ce ne freghiamo e siamo pronti ad ogni costo a restituire la sovranità al popolo. Giochiamocela tutta ora, ci vuole coraggio.

Il linguaggio utilizzato nel video non pare casuale ed attinge a un vocabolario bellico e ideologico che ha storicamente definito la propaganda del regime fascista.
  • Il binomio "cuore e acciaio" evoca il culto della forza, della metallurgia bellica e della virilità, pilastri della propaganda fascista che esaltava la componente bellica come mezzo di elevazione spirituale e nazionale.

  • "Caporetto" e "badogliani". L'uso di "Caporetto" come metafora di una sconfitta politica riprende un trauma storico del primo dopoguerra. Il termine "badogliani" è invece un esplicito richiamo al 1943, quando i sostenitori del maresciallo Badoglio venivano marchiati come "traditori" dai reduci e dalla propaganda della Repubblica Sociale Italiana (RSI).

  • Il "Piave". La metafora del Piave come linea di difesa ("il nostro Piave che è il Senato") richiama la resistenza patriottica della Grande Guerra, un mito che il regime fascista ha fatto proprio per alimentare un nazionalismo oltranzista.

  • "Tirare fuori gli attributi". È un richiamo costante alla virilità politica, elemento centrale nella costruzione del mito del "Nuovo Uomo Fascista", contrapposto alla presunta debolezza delle istituzioni parlamentari e degli avversari.

  • "Arditi futuristi". Il termine "arditi" rimanda ai reparti d'assalto della Grande Guerra, base di reclutamento dello squadrismo. Il riferimento al "futurismo" evoca l'avanguardia culturale che sostenne ideologicamente il fascismo, esaltando il movimento e la velocità.

  • "Battaglia del Solstizio" e "Col Moschin". L'accostamento di figure politiche a eventi bellici storici serve a nobilitare la propria battaglia parlamentare, conferendole un'aura di eroica fatalità, tipica della propaganda di regime.

  • "Ce ne freghiamo". Questo è il riferimento più esplicito e iconico. "Me ne frego" è lo slogan per eccellenza dello squadrismo fascista, espressione del disprezzo verso il pericolo, le convenzioni sociali e, in ultima analisi, verso la democrazia liberale.

Insomma, Vannacci ha scelto di parlare come un duce che però fa il buffone alla Boldi. E qualche persona maliziosa potrebbe anche concentrarsi su questo passaggio:



Stava ancora facendo sessismo contro la Meloni o quei due feutt simboleggiavano testicoli e la sua testa il resto?
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