Oltre la retorica dell'identità


L'estrema destra ama usare la religione come clava identitaria, riproponendoci distinguo religiosi che ricordano la persecuzione degli ebrei in epoca nazifascista.
Emblematica è una recente riflessione pubblicata sui social dal pastore evangelico Luigi Carollo, che ci offre uno spunto per un'analisi critica su come certi fondamentonismi discorsivi distorcano la realtà costituzionale, storica e sociale del nostro Paese.



Nel suo intervento, Carollo esordisce con un assioma dogmatico: "Il popolo italiano si sete e si rivede nel cristianesimo, ed è un popolo Cristiano".
Ma questa affermazione ignora la complessità sociologica e il pluralismo eterogeneo che caratterizzano l'Italia contemporanea. Ridurre un'intera nazione a un blocco confessionale monolitico significa fare un'operazione ideologica che esclude i non credenti, gli appartenenti ad altre religioni e i cittadini di diversa origine. La secolarizzazione e il pluralismo non sono il frutto di un complotto politico calato dall'alto, ma il naturale riflesso dell'evoluzione culturale e della libertà di coscienza sancita dalla modernità.

Il passaggio più debole e surreale del post risiede nell'accusa mossa alla politica: "...siete stati voi politici a renderlo prima laico come processo di transizione, e fra poco musulmano e altro.... Non ha votato nessuno o non c'è stato mai un referendum in talsenso".
Qui emergono due macroscopici abbagli. La laicità dello Stato non è un capriccio della classe politica, ma il pilastro fondamentale della Costituzione Italiana (articoli 3, 7, 8 e 19). È la garanzia giuridica che tutela la libertà di tutti i credenti di qualsiasi fede e dei non credenti, impedendo che lo Stato diventi uno strumento di imposizione confessionale. Confondere la laicità con una transizione verso altre religioni dimostra una scarsa comprensione del diritto costituzionale.
Inoltre, l'idea che si debba indire un "referendum" per decidere l'identità religiosa o lo status laico di una nazione tradisce una visione distorta della democrazia. I diritti di libertà, l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la laicità dello Stato non sono merci di scambio o materia da plebiscito a maggioranza, poiché rappresentano le fondamenta stesse della convivenza civile e la tutela delle minoranze.

In definitiva, uscite di questo tipo confermano come la retorica identitaria cerchi costantemente capri espiatori nel pluralismo religioso e nella politica per alimentare paure e polarizzazioni. Ridurre il cristianesimo a un bollino d'appartenenza etnica e nazionalista non fa che svuotarlo del suo messaggio spirituale profondo, riducendolo a mera arma da cortile social.
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