Oltre la retorica dell'apocalisse: quando i diritti civili diventano il bersaglio della propaganda

Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha visto una crescente polarizzazione, in cui i temi etici e sociali vengono spesso ridotti a uno scontro escatologico tra il bene e il male. Ne è un esempio emblematico il post pubblicato dal pastore evangelico Luigi Carollo, il quale utilizza toni allarmistici e denigratori per scagliarsi contro l'agenda progressista e i diritti civili, definiti implicitamente come "avanzate diaboliche" da combattere con le "armi della fede".

Nel suo messaggio, Carollo dipinge un quadro catastrofico dell'Italia in vista delle elezioni politiche, accusando genericamente "il politicamente corretto" e i progressisti di voler portare il Paese "allo scatafascio". Per farlo, assembla un elenco confuso e strumentale che mescola temi eterogenei: matrimonio egualitario, quote lgbtq, gender nelle scuole ed eutanasia vengono associati a una presunta decadenza morale. La questione migratoria e la libertà religiosa vengono agitate come spauracchi identitari.
Vengono anche inseriti elementi provocatori, paradossali o del tutto distorti, come il voler "minimizzare le stragi" o "toglier[e] i figli a famiglie meno abietti". Presumendo che per "abbietti" intenda "abbienti", si può presumere che stia mistificando la realtà della "famiglia del bosco" difesa dal leghista Pillon, inventandosi che i servizi sociali sarebbero intervenuti perché poeri e non perché non mandavano i figli a scuola in violazione alle leggi emanate dalla sua Giorgia Meloni.
Un miscuglio retorico serve a un unico scopo: delegittimare l'avversario politico riducendolo alla figura dello "sciacallo" e trasformando il confronto democratico in una guerra santa.
L'aspetto più critico del post risiede nella qualificazione dei diritti civili e delle tutele sociali — come il riconoscimento delle unioni egualitarie, il fine vita o il sostegno alle fasce deboli — che vengono descritte come minacce diaboliche.
Definire "diabolica" l'estensione dei diritti fondamentali significa compiere una pericolosa operazione di sdoganamento dell'intolleranza. I diritti civili non sono capricci ideologici, ma strumenti di civiltà giuridica volti a garantire dignità, uguaglianza e protezione alle minoranze e alle persone più vulnerabili all'interno di uno Stato laico. Ridurli a un complotto contro la morale cristiana calpesta il principio fondamentale della laicità dello Stato e la stessa pluralità della fede.
Il post di Carollo culmina nell'invito a mobilitare "un popolo cristiano con valori per andare controcorrente, e combattere con le armi delle fede le avanzate diaboliche".
Qui si consuma la strumentalizzazione più profonda del sentimento religioso: la fede viene sottratta alla sua dimensione spirituale di amore, accoglienza e carità per essere convertita in una clava politica ed elettorale. Si contrappone artificiosamente una visione fideistica e reazionaria ai valori costituzionali di inclusione e progresso sociale, dipingendo la democrazia non come uno spazio di mediazione e rispetto reciproco, ma come un campo di battaglia morale.