Omofobia e retorica della tolleranza concessa


Negli ultimi anni si è assistito ad una preoccupante normalizzazione di un principio distorto, secondo il quale i diritti civili non sarebbero conquiste inalienabili garantite dalla Costituzione, ma "concessioni" elargite da una presunta maggioranza magnanima. Un esempio emblematico di questa narrazione emerge da un recente intervento social del pastore evangelico Luigi Carollo:



Carollo ha commentato la notizia di una nave da crociera LGBTQ+ attraccata in Italia dopo i rifiuti di Turchia ed Egitto, ponendo come fulcro del suo ragionamento un sillogismo fallace: poiché l'imbarcazione ha potuto attraccare, l'Italia sarebbe un Paese esente da omofobia, e chi sostiene il contrario starebbe muovendo un'accusa ingiusta verso "noi italiani".

È la stessa logica già vista in altre figure pubbliche (come il generale Roberto Vannacci): si confonde la mera tolleranza burocratica o il permesso di transito con la pienezza dei diritti civili e la dignità sociale. Secondo questa visione, il massimo traguardo a cui una persona omosessuale dovrebbe aspirare è la possibilità di viaggiare in mare o di "poter guidare", senza pretendere tutele legali, matrimoni egualitari o il riconoscimento dei propri affetti. La libertà viene così ridotta a un favore accordato dall'alto, revocabile a discrezione della morale dominante.

Il passaggio più critico del post si spinge oltre, tentando di contrapporre un malinteso senso di appartenenza nazionale ai valori evangelici dell'accoglienza. L'accusa rivolta alle persone LGBTQ+ è di essere "troppo accoglienti" verso etnie o culture sgradite all'autore, quasi a voler suggerire un ricatto morale: visto che difendete i migranti, allora dovete accettare che noi discriminiamo voi.
Questo espediente retorico è pericoloso e strumentale. Da un lato, tenta di spaccare il fronte dei diritti civili facendo leva sul pregiudizio; dall'altro, dimostra una totale incomprensione del concetto stesso di diritti umani. Difendere i diritti di un gruppo minoritario o vulnerabile non è un atto di tifo da stadio condizionato da simpatie reciproche, ma l'applicazione di un principio universale: la tutela della dignità umana non si baratta e non dipende da quanto ci è simpatico l'interlocutore.
Sostenere che chi subisce discriminazioni dovrebbe a sua volta discriminare chi è intollerante propone una visione di "giustizia" ridotta a vendetta tribale, dove "occhio per occhio" giustifica ogni sopruso.

Vorremmo poi rassicurare lo stalker Andrea Vani, che ormai da anni diverte il pastore con la sua omofobia, che non eravamo a bordo di quella nave:





A Carollo e ai suoi interlocutori bisognerebbe invece spiegare chiaramente, una volta per tutte, che sono proprio quegli insulti triviali, lo scherno e il disprezzo costante verso la dignità altrui a renderli inequivocabilmente omofobi.
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