Pastasciutta e propaganda

La Lega nega che ci sia un ritorno al fascismo. Peccato lo faccia pubblicando immagini che parrebbero ispirate proprio alla propaganda fascista, in cui i musulmani vengono indistintamente dipinti come "nemici" da combattere.

Osservando il manifesto, l'ispirazione estetica e retorica affonda a piene mani nei canoni della grafica di regime e della comunicazione propagandistica del Novecento.
Il titolo principale è composto con caratteri cubitali, spessi e dal forte sviluppo verticale, pensati per catturare immediatamente l'attenzione dello spettatore e trasmettere un senso di aggressività visiva. Lo sfondo è trattato digitalmente per simulare l'effetto dell'invecchiamento della carta, con bordi ingialliti e usurati, un espediente visivo che evoca i vecchi manifesti storici per conferire un falso senso di urgenza e di mobilitazione.
C'è poi figura centrale, che rappresenta un uomo con tratti somatici stereotipati, la barba incolta e uno sguardo stralunato, con il capo coperto da spaghetti che formano un turbante posticcio recante la scritta "non haal". La riduzione del gruppo di riferimento a una macchietta grottesca risponde a una classica dinamica di alterità, funzionale a isolarlo e ridicolizzarlo.
La frase a fondo pagina, racchiusa in un riquadro rosso a forte contrasto, funge da imperativo categorico, tipico dei messaggi che puntano sulla polarizzazione estrema della società secondo la logica del noi contro loro.
Nonostante i tentativi di smentire derive nostalgiche o autoritarie, l'utilizzo di codici visivi così marcatamente aggressivi e stereotipati dimostra come la narrazione politica contemporanea continui ad attingere a piene mani dai manuali della propaganda classica.