Pillon e la retorica della polarizzazione che svaluta la dignità umana


Il post pubblicato da Simone Pillon all'indomani dell'attentato al Pride di Berlino si inserisce in un registro comunicativo fortemente polarizzante. Un'analisi testuale del messaggio evidenzia tre leve discorsive principali: l'uso di generalizzazioni sistematiche, la costruzione di mistificazioni causali e una retorica che riduce la complessità delle tragedie umane a strumento di lotta politica, intaccando il principio del rispetto della dignità delle vittime.



Il testo si apre con una formula narrativamente semplificata («Breve storia triste») che riduce fenomeni sociali complessi a una contrapposizione manichea tra blocchi contrapposti. Interi gruppi sociali (la comunità LGBTQ+ e i fedeli o le persone di fede islamica) vengono sussunti sotto etichette totalizzanti, spogliati di qualsiasi individualità e trattati come entità collettive omogenee ("gli LGBT", "gli islamisti"). Inoltre, la complessità delle dinamiche geopolitiche, sociali e securitarie viene appiattita su un unico asse, attribuendo a un'intera parte politica («la sinistra») intenzioni comportamentali uniformi e caricaturali («coccola e alimenta»).

Il post articola una sequenza logica artificiosa per collegare eventi eterogenei e sostenere una tesi ideologica predefinita. Si stabilisce un nesso diretto e generalizzante tra il sostegno ai diritti civili o l'accoglienza e la violenza terroristica, suggerendo una correlazione di causa-effetto infondata tra l'attivismo per i diritti e gli atti criminali di singoli estremisti.
L'autore, inoltre, attribuisce agli avversari politici reazioni ciniche o distorte («la sinistra può dire che sono casi isolati [...] va in piazza»), mistificando il dibattito pubblico e trasformando il cordoglio o la mobilitazione civile in bersagli polemici.

L'aspetto più critico del testo risiede nell'uso retorico di un evento luttuoso e violento:. Un attentato terroristico che ha causato un morto e decine di feriti non viene affrontato sul piano della solidarietà umana o della condanna della violenza, ma viene immediatamente piegato a "prova" a sostegno della propria visione politica («Poi gli islamisti prendono un furgone e ammazzano gli LGBT... E noi ci troviamo i figli...»).
Utilizzare le vittime di un crimine d'odio o di un atto terroristico come mero strumento retorico per attaccare gli avversari politici e stigmatizzare stili di vita o orientamenti altrui costituisce una negazione della dignità intrinseca delle persone colpite, ridotte a comparse funzionali a una narrazione di parte.
Commenti