Pillon nega l'omofobia dei fondamentalisti cattolici


Siamo al surreale. Il leghista Simone Pillon sostiene che tra i fondamentalisti cristiani non esisterebbe alcuna omofobia, sebbene le sue stesse posizioni politiche e pubbliche smentiscano una simile narrazione.
Per arrivare ad una simile uscita pubblica, ha cercat di strumentalizzare l'attentato avvenuto al Pride di Berlino.

Il fine della sua tesi parrebbe essere quello di giustificare una retorica d'odio mirata, dal momento che accusa i musulmani di essere gli unici depositari dell'omofobia e polemizza contro chi pratica l'accoglienza predicata dai vangeli.
Pillon arriva persino a sostenere che delle persone verrebbero "importate", come se si trattasse di merci e non di esseri umani, rinfacciando ad altri di "coccolarle" anziché disprezzarle.



Merita una riflessione specifica l'uso disinvolto di quel pronome: "voi". Nel tweet di Pillon, la contrapposizione diventa lo strumento principale per polarizzare il dibattito pubblico. Da una parte c'è un "noi" sottinteso, baluardo di presunta autenticità e purezza; dall'altra c'è un "voi" indistinto e colpevolizzato, accusato di "coccolare e importare" l'avversario di turno.
​Questa polarizzazione non serve a denunciare realmente le discriminazioni, ma a strumentalizzarle. Isolare l'omofobia attribuendola esclusivamente a un blocco esterno ("l'islamismo") permette di assolvere le frange fondamentaliste interne e, allo stesso tempo, di delegittimare l'avversario politico riducendolo a complice di una minaccia esterna. È la classica applicazione della logica amico-nemico, dove i diritti civili non sono un valore universale da difendere ovunque, ma una clava retorica da brandire esclusivamente per alimentare il recinto identitario.

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Nella foto: una "preghiera di riparazione" organizzata dai fondamentalisti cattolici conteo i gay.
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