Pillon, tra agende identitarie e retorica securitaria


Secondo il leghista Simone Pillon, non ci è alcun dubbio sul fatto che i mussulmani bruceranno all'inferno perché il suo paradiso sarà riservato unicamente agli omofobi che si definiscono "cristiani", a Putin e a chi ammazza civili e bambini il Palestina. Quindi non servirebbero diritti e rispetto, ma crociate e predominio.



Il post si apre con un classico cliché retorico della comunicazione cospirazionista e populista: "Notizia accuratamente nascosta". L'affermazione introduce un dato – secondo cui una percentuale stimata tra l'8% e il 10% dei nuovi battezzati in Francia proverrebbe dall'Islam – presentandolo come un segreto che l'informazione mainstream celerebbe al pubblico.
In realtà, l'evoluzione demografica e i flussi di conversione religiosa in Europa sono dati ampiamente studiati, dibattuti e analizzati dalle testate giornalistiche e dagli istituti sociologici di mezza Europa. Spacciare un fenomeno sociologico complesso per una rivelazione occultata serve un duplice scopo: solleticare il senso di appartenenza di una comunità di nicchia che si percepisce come "resistente" o "perseguita" ed alimentare una narrazione conflittuale in cui la religione viene ridotta a terreno di scontro geopolitico e culturale tra blocchi contrapposti.

La cifra più critica del testo risiede nel passaggio immediato dai dati confessionali alla polemica politica spicciola: "Non saranno i tortellini senza maiale a salvarli per la vita eterna, o lo ius soli, o i 35 euro al giorno, ma il battesimo...".
Questo passaggio rivela chiaramente come il fenomeno spirituale venga strumentalizzato a fini puramente ideologici. L'accostamento grottesco tra la salvezza escatologica, lo ius soli e i "35 euro al giorno" (evocando i costi e le polemiche legate all'accoglienza dei migranti) riduce questioni giuridiche e umanitarie complesse a bersagli polemici da sbeffeggiare.
Poi c'è il riferimento ai "tortellini senza maiale", che richiama una retorica sovranista di basso profilo, incentrata sulla difesa caricaturale di un'identità culturale percepita come minacciata, piegando il concetto stesso di fede a marcatore politico ed etnico anziché a esperienza interiore.

Definire l'“evangelizzazione degli immigrati un atto di amore” e il battesimo come "il dono più prezioso che possiamo fare" svela una visione gerarchica e paternalistica del rapporto con l'altro.
In questa prospettiva, la libertà di coscienza e il rispetto per il percorso spirituale o culturale altrui cedono il passo a una smania di assimilazione spirituale. Il migrante non è accolto nella sua interezza o come persona portatrice di una propria dignità e storia, ma viene sublimato a trofeo ideologico o a "vittoria" nella presunta guerra culturale tra fedi.
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