"Intimidite" dai tribunali: il singolare appello delle esponenti leghiste a Mattarella

Secondo quanto riportato dal quotidiano populista diretto da Tommaso Cerno, le leghiste Anna Maria Cisint, Susanna Ceccardi e Silvia Sardone avrebbero inviato una lettera al Presidente della Repubblica (ossia a quel Mattarella che Salvini voleva scambiare con Putin) al fine di denunciare fantomatiche "intimidazioni" che sostengono di aver subito da parte di alcuni esponenti del mondo musulmano.
In particolare, le tre leghiste accusano le vittime delle loro invettive di aver osato ricorrere ad un loro diritto costituzionale, che garantisce a tutti la possibilità di sporgere querela o rivolgersi alla magistratura per tutelarsi. E così urlano che non ci sarebbe alcun odio verso i destinatari delle loro invettive e che una richiesta di legalità andrebbe ritenuto un atto di "intimidazione" nei loro confronti. Infatti i giudici non giudicano le idee, ma si limitano ad applicare le leggi sui dicorsi d'odio: se credessero davvero che denuncia fosse solo una "scusa" basata su una "inesistente islamofobia", non avrebbero nulla da temere. Se invece i loro discorsi configurano un grave reato di istigazione all'odio etnico e religioso, non è certamente imbavagliandosi che potranno autoproclamarsi superiori alla legge.
Lo schema propagandistico scelto dal quotidiano populista di Cerno è da manuale. Nel titolo grande si parla di "intimidazioni":
Poi, nel testo piccolo che nessuno legge, spiegano che gli odiati mussulmani avrebbero osato esercitare un loro diritto costituzionale rivolgendosi alla magistratura:

Naturalmente l'articolo cerca di dare credito alla teoria leghista pur cui nessuno ce l'avrebbe con i mussulmani, anche se una di loro arrivò persino a vietare il gioco del cricket perché praticato dai bengalesi. E non meno curioso è le tre non si siano mai imbavagliate quando il loro Salvini si vantava di aver qerelato mezza Italia dal palco del raduno omofobo di Gandolfini.