Roggero può sparare ma i mussulmani non dovrebbero poter sporgere denuncia?


​La leghista Susanna Ceccardi parrebbe campare di odio verso i musulmani, ripetendo ossessivamente che lei si sentirebbe "minacciata" da chi osa denunciarla.
​Al posto di essere felice perché nessuno la rincorre con una pistola in pugno come il suo amato Mario Roggero, sui social se ne esce con un post che cerca di usare chi chiede giustizia per fomentare i suoi seguaci all'intolleranza mentre cita slogan di Mussolini:



Nel video, la signora cerca di sostenere che i discorsi d'odio sarebbero semplici "opinioni", mentre tenta di ricorrere a quel classico schema del "noi contro loro" che fu alla base dell'intera propaganda nazifascista:

Quindi avete in mente di fare denunce su denunce. Perché noi siamo una società di diritto, siamo una società civile. La società civile non si può, nessuno, né i musulmani, né i non musulmani, si possono azzardare a attaccare qualsiasi componente. Quindi questo deve essere chiaro. Sono d'accordo, è una società di diritto, tra l'altro, tra uomini e donne c'è parità. E tra l'altro, già che ci siamo, l'Italia è uno Stato laico, quindi ci sono prima di tutto le leggi dello Stato che devono rispettare tutti, ma proprio tutti. Niente matrimoni combinati, niente spose bambine. E niente, funziona così da noi. Abbiamo querelato, abbiamo querelato "Welcome to Favelas" e altri soggetti pubblici. Altri soggetti pubblici? C'è un elenco quindi. Cioè, tutti quelli che non la pensano come voi, in generale, voi avete quindi in mente di querelarli. E poi? E soprattutto abbiamo querelato gli organizzatori della manifestazione sulla remigrazione. Ah, ecco, qui sono in compagnia degli organizzatori della manifestazione sulla remigrazione. Vabbè, ci sono compagnie peggiori. E non accettiamo nemmeno che una europarlamentare, una europarlamentare vada ad intimidire una donna che passa con sua figlia senza, insomma, avere un minimo di vergogna. Vergogna di chi? Di che cosa? Di dire che una con il volto coperto non ha un'immagine visibile e che quindi non può essere riconosciuta? No, non mi vergogno. Io, come dicevamo fino a poco fa, utilizzeremo qualsiasi mezzo a nostra disposizione per denunciare. Qualsiasi mezzo a vostra disposizione? In Italia i mezzi a tua disposizione sono le leggi. Non so, capisco che... minacce di morte ne ho già, grazie. Dopodiché c'è la legge. Vabbè, ve lo ripeto: me ne frego, vado avanti con quella che credo essere una battaglia legittima di libertà. Non mi faccio intimidire e non voglio finire sottomessa.

Insomma, si citano pretestuosamente contesti normativi di altri Paesi per lamentarsi di chi invoca il rispetto delle regole costituzionali italiane, come se per parlare di "cristiani" ci si ispirasse a realtà remote per sostenere che tutti i fedeli del mondo debbano rispondere delle derive fondamentaliste. Ci si intesta la partecipazione a manifestazioni in cui si sdogana l'idea della deportazione di massa di esseri umani, capovolgendo la realtà e inventandosi un improbabile pericolo di sottomissione personale.
​La strategia politica appare evidente e consolidata: vestire i panni della vittima sacrificale, agitando lo spauracchio di presunte minacce di morte per polarizzare il dibattito. È un copione che sfrutta cinicamente la tensione sociale per fare facile propaganda, trasformando il razzismo quotidiano e la promessa di intolleranza sistematica in un permanente trampolino di visibilità politica.
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