Se la gay street di Palermo diventa la Pontida del sud, acclamata da chi invoca più islamofobia

La leghista Isabella Tovaglieri ha dedicato moltissime energie alla promozione dell'omofobia, ma non esita ad usare i gay per un po' di propaganda spicciola.
Partendo dal curioso assunto secondo cui i gay sarebbero tutti di sinistra, sostiene che le opinabili parole di alcuni gestori di locali palermitani dovrebbero dare ragione alla sua guerra di religione contro i musulmani. Anzi, sostiene che l'intera sinistra dovrebbe diventare leghista e invocare intolleranza contro interi gruppi sociali.

Magari le loro parole sono state mistificate. Ma se una gay street nasce dall'esigenza di offrire un porto sicuro a chi è vittima di pregiudizi, il farsi promotori di stigma contro altri gruppi sociali significherebbe negare i valori che si sostiene di voler rappresentare. E se la Lega approva certi comportamenti, il fallimento pare certificato.
Un partito che insulta i Pride e si vanta di non patrocinarli non ha esitato a usare un attacco ad un per per alimentare una retorica divisiva. E qualcuno gli è pure andato dietro.
Ovviamente quei gestii sono liberissimi di trasformare un'autoproclamata "gay street" nella Pontida del Sud. Ma se ritengono di poter dire che loro non vogliono musulmani, poi non si possono lamentare quando Pillon o la Tovaglieri dicono di non volere i gay.
Anzi, se la teoria è che la paura e i sentimenti di pancia dovrebbero giustificare violazioni alle libertà personali, suggeriamo alla signora Tovaglieri di chiedere un bando ai gay a Palermo. Faccimo una bella legge che faccia finire carcere chi frequenta i loro locali, tanto i gestori sostengono che simili divieti sarebbero accettabili e quindi immaginiamo accetterebbero come strema soddisfazione una discriminazione simile a quella che loro invocano.