Tommaso Cerno propone più rabbia e meno regole

Tommaso Cerno propone più rabbia e meno regole. Quest'oggi parrebbe sostenere che bisognerebbe liberare un duplice assassino che ha compiuto un raid punitivo con una pistola detenuta illegalmente (il porto d'armi gli era stato revocato dopo le minacce a mano armata al fidanzato della figlia) solo perché lui nutre astio unicamente verso chi è musulmano o di origini straniere.

Se non si condivide una legge, si può chiedere che venga cambiata. Invece Cerno preferisce sostenere che la norma non andrebbe applicata agli italiani che uccidono, poiché non gradisce che chi ha commesso reati meno gravi possa essere scarcerato una volta scontata la propria pena. E, comunque, due rapinatori sono morti e di certo non si trovano in spiaggia...
Da notare è come lui includa i mussulmani tra i terroristi e i criminali, rilanciando i termini dispregiativi coniati dalla propaganda populista contro gli italiani di seconda generazione.
Mentre Cerno sostiene che chi sceglie di non andare in giro a uccidere persone farebbe un favore a quei musulmani che lui è solito accostare ai terroristi (i quali di certo non rapinano gioiellieri), il suo "eroe" dichiara apertamente che non esisterebbe a rincorrere e ammazzare nuovamente qualcuno:
Accettare che qualcuno possa farsi giustizia da solo significherebbe rigettare la nostra storia e la nostra cultura. Significherebbe annullare secoli di giurisprudenza per concludere che la legge del più forte sia auspicabile.
Ed è aberrante sostengano che la magistratura — Cassazione compresa — avrebbe "sputato sulla legge" nei tre gradi di giudizio solo perché ha applicato la riforma Salvini sulla legittima difesa anziché considerarla una mera promessa elettorale priva di valore legale. E chissà se diranno che il fatto che Salvini vada a trovarlo in carcere basterebbe a poter negare che la norma applicata per la condanna sia stata scritta proprio da lui?